La settimana entrante ruota attorno alla decisione della BCE, ai dati su inflazione e mercato del lavoro nel Regno Unito e alle letture preliminari dei PMI globali, insieme ai dati sull’occupazione in Australia, all’inflazione in Nuova Zelanda e al CPI canadese. Il Dollar Index USA è leggermente più solido in area 100,80 dopo dati contrastanti, con il calendario USA relativamente scarno: le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione sono attese a 212 mila rispetto a 208 mila, mentre venerdì arrivano i PMI S&P Global e le vendite di nuove case. L’ultimo PMI composito USA era 51,9, con il manifatturiero a 53,9 e i servizi a 51,2.
In Europa, EUR/USD scambia vicino a 1,1440 mentre l’inflazione alla produzione in Germania, i sondaggi ZEW e il Bank Lending Survey della BCE preparano il terreno alla decisione di politica monetaria di giovedì, quando il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali è previsto al 2,40% e il tasso sui depositi al 2,25%; il sentiment economico tedesco è visto a 18,0 da 10,5 e l’indice sulla situazione corrente a -77,8 da -81,0. GBP/USD si colloca attorno a 1,3450 con i salari al netto dei bonus attesi al 3,4% e inclusi i bonus al 4,5%, l’occupazione vista in aumento di 100 mila e la disoccupazione al 4,9%, prima di un core CPI stimato al 2,5% a/a rispetto al 2,6% con l’headline in precedenza al 2,8%; i dati commerciali del Giappone indicano esportazioni in aumento del 18,6% a/a e importazioni in crescita del 21,0% con un deficit di circa 120 miliardi di yen, e il CPI al netto dei freschi è visto all’1,6% dall’1,4%. AUD/USD è vicino a 0,6980 con una crescita dell’occupazione stimata a 15 mila rispetto a 40,3 mila e un tasso di disoccupazione al 4,4%, mentre il tasso di riferimento della Cina è atteso invariato al 3,0%; il WTI è vicino a 82 dollari, in rialzo di quasi il 3%, e l’oro scambia attorno a 4.015 dollari. Tra gli interventi di esponenti BCE figurano Nagel (21 luglio) e Lane (24 luglio).
Eventi macro ad alto impatto e temi di volatilità
Stiamo entrando in una finestra di trading ad elevata volatilità, dominata dalla decisione sui tassi della BCE e da dati cruciali sull’inflazione nel Regno Unito e in Giappone. Con il Dollar Index in area 100,80, è opportuno prepararsi a cambi repentini del sentiment di rischio globale. Le pubblicazioni macro della settimana, ad alto impatto, potrebbero innescare movimenti bruschi sulle principali coppie valutarie e sulle materie prime.
Consigliamo agli operatori in derivati di monitorare attentamente USD/JPY mentre testa la resistenza a 162,50, mantenendo molto elevato il rischio di intervento da parte del governo giapponese. Per contestualizzare, a metà 2024 il Ministero delle Finanze giapponese ha speso il record di 9,79 trilioni di yen per difendere la valuta quando la coppia ha superato la soglia di 160. L’acquisto di opzioni call sullo yen o l’utilizzo di stop-loss stretti su posizioni lunghe in USD/JPY possono proteggere i portafogli da un improvviso e aggressivo ritracciamento qualora la Bank of Japan intervenisse.
In avvicinamento alla riunione di giovedì, ci aspettiamo che la Banca Centrale Europea mantenga il tasso sui depositi al 2,25%, in calo rispetto al picco storico del 4,0% a fine 2023. Puntiamo a negoziare la volatilità su EUR/USD tramite straddle o strangle, soprattutto con lo ZEW tedesco (sentiment economico) previsto in risalita a 18,0. Eventuali sorprese “hawkish” da parte della presidente Christine Lagarde potrebbero spingere rapidamente l’euro oltre l’attuale area 1,1440.
Per la sterlina, il focus è sul report sull’inflazione del Regno Unito di mercoledì, in cui il core CPI è atteso in lieve raffreddamento al 2,5% su base annua. I dati storici mostrano che GBP/USD è molto sensibile alla dinamica salariale, attualmente prevista al 4,5% includendo i bonus. È possibile posizionarsi sulla volatilità della sterlina tramite futures sui tassi a breve, poiché dati più caldi del previsto costringerebbero la Bank of England a mantenere i tassi su livelli elevati.
Strategie in derivati su materie prime e FX
Il prezzo dell’oro in area 4.015 dollari riflette una forte domanda “bene rifugio”, in continuità con un trend di lungo periodo di consistenti acquisti da parte delle banche centrali, superiori a 1.030 tonnellate annue negli ultimi anni. Raccomandiamo di mantenere opzioni call long sull’oro per beneficiare delle tensioni in Medio Oriente, restando però cauti rispetto all’aumento dei rendimenti obbligazionari. Se i PMI globali di venerdì risultassero più forti delle attese, potremmo vedere una correzione temporanea dei metalli preziosi, con i rendimenti in risalita.
Da monitorare anche il WTI, che è balzato di quasi il 3% e scambia attorno a 82 dollari al barile, in un contesto di crescenti timori sul lato dell’offerta. I rischi geopolitici mantengono il mercato dell’energia in tensione, rendendo interessanti le bull call spread sul petrolio nelle prossime settimane. È necessario allineare queste posizioni ai PMI globali in uscita venerdì, poiché eventuali segnali di contrazione manifatturiera potrebbero rapidamente raffreddare le aspettative di domanda.
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