La Cina ha ampliato il proprio regime di controlli all’export includendo un numero maggiore di entità giapponesi, aggiungendo 20 organizzazioni alla lista e sottoponendone altre 20 a un monitoraggio più stringente. Le norme vietano le esportazioni dalla Cina con applicazioni commerciali o militari verso le società inserite nella blacklist e, inoltre, limitano i fornitori esteri dal trasferire alle aziende giapponesi tecnologia dual use di origine cinese. Tra i bersagli figurano istituti legati alla difesa, unità di Mitsubishi, Mitsui E and S e Japan Nuclear Fuel: una mossa che accresce i rischi per la supply chain delle terre rare e per la manifattura della difesa.
Le vendite commerciali giapponesi di maggio sono state pari a 52.549 mld di yen, in aumento del 5,0% su base annua e dell’1,4% su base mensile in termini destagionalizzati. Le vendite all’ingrosso sono cresciute del 4,9% a 39.102 mld di yen, mentre le vendite al dettaglio sono salite del 5,3% a 13.447 mld di yen; nell’ingrosso hanno segnato progressi i materiali minerari e metallici e i macchinari, mentre i farmaceutici sono scesi. I mercati sono rimasti stabili, con il Nikkei in rialzo dello 0,15% a 69.468, USD/JPY a 161,86 (+0,075%) e il rendimento del JGB decennale al 2,64% (+1,9 pb). I dati di flusso hanno mostrato afflussi su USD e NZD, deflussi da CAD, JPY e NOK, e sul JPY le posizioni in portafoglio sono passate in territorio negativo.
Posizionamento di mercato e potenziale per un’inversione dello yen
Rileviamo una forte disconnessione tra il posizionamento ribassista del mercato sullo yen e i fattori fondamentali sottostanti, più favorevoli. I trader continuano a vendere yen, spingendo USD/JPY verso 162, anche mentre i rischi geopolitici e i solidi dati macro domestici inviano segnali di allerta. Questo trade affollato sta ignorando la crescente pressione per una possibile inversione.
La decisione della Cina di ampliare la lista dei controlli all’export includendo più società giapponesi aumenta sensibilmente i rischi per la supply chain, in particolare per le terre rare. Una situazione simile si è vista nel 2010, quando Pechino ha ristretto le esportazioni di terre rare, provocando un forte shock di mercato e rafforzando lo yen. Le tensioni attuali legate alla manifattura della difesa potrebbero facilmente innescare un analogo movimento risk-off favorevole allo yen.
Il buon dato sulle vendite commerciali giapponesi, cresciute del 5,0% a/a a maggio, aumenta la pressione sulla Bank of Japan affinché agisca. Con l’inflazione core giapponese sopra il target del 2% della banca centrale da oltre due anni, la giustificazione per un intervento a sostegno della valuta si rafforza. Storicamente, il Ministero delle Finanze è intervenuto per difendere lo yen intorno a questi livelli, in particolare nel 2022 e nel 2024.
Strategie sulla volatilità e gestione del rischio per USD/JPY
Alla luce di questo quadro, ci posizioniamo per un forte aumento della volatilità nelle prossime settimane. Riteniamo che l’acquisto di opzioni, come straddle at-the-money su USD/JPY, sia una strategia prudente per beneficiare di un ampio movimento dei prezzi in entrambe le direzioni. Ciò consente di capitalizzare sia su un improvviso rally dello yen guidato dal rischio, sia su un’ultima spinta al rialzo, esaustiva, del cross.
Per chi detiene già posizioni lunghe su USD/JPY per catturare il differenziale di tasso, consigliamo di coprire tale esposizione. I persistenti deflussi dal JPY indicano che si tratta di un trade molto affollato, quindi vulnerabile a un rapido unwind. L’acquisto di put out-of-the-money a basso costo su USD/JPY offre un modo efficiente per proteggersi da una repentina inversione.
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