USD/JPY è sceso bruscamente dopo l’intervento coordinato a sostegno dello yen del 30 e 31 luglio da parte del Ministero delle Finanze giapponese e del Tesoro USA, secondo quanto riportato da HSBC citando alcune indiscrezioni. Le due autorità hanno confermato l’azione congiunta il 3 agosto e hanno affermato di essere pronte a intervenire nuovamente. HSBC ha inoltre richiamato il precedente intervento unilaterale del Giappone nell’aprile–maggio 2026, dopo il quale USD/JPY impiegò sette settimane per tornare ai livelli pre-intervento, un riferimento che orienta le aspettative su come potrebbe evolvere il posizionamento.
Lo scenario base della banca prevede un USD/JPY in larga parte in trading range, sebbene potenzialmente in una banda più ampia, con operazioni periodiche del Ministero delle Finanze a fare da “tetto”, mentre i tassi reali persistentemente negativi del Giappone forniscono un sostegno di fondo. HSBC ha indicato che l’ampiezza del range potrebbe essere influenzata da dati USA più deboli, da una comunicazione della Federal Reserve meno prevedibile e dall’incertezza geopolitica in corso, oltre che da fattori lato Giappone quali l’intervento congiunto e possibili cambiamenti di policy che coinvolgono la Bank of Japan, il Government Pension Investment Fund e i conti di risparmio esenti da imposte.
Volatilità, interventi e strategie di trading
Dopo il maxi intervento congiunto di Giappone e Stati Uniti del 30 e 31 luglio, consigliamo ai trader su derivati di prepararsi a un range di negoziazione molto più ampio su USD/JPY. Considerato che gli interventi unilaterali all’inizio dell’anno hanno richiesto quasi due settimane per essere riassorbiti, questo sforzo coordinato renderà il mercato molto riluttante a mettersi aggressivamente short sullo yen. Suggeriamo di utilizzare strategie in opzioni come strangle o iron condor per beneficiare della maggiore volatilità senza assumere una posizione direzionale netta.
Contesto storico e attese sul range futuro
Storicamente, le azioni coordinate hanno un impatto molto più rilevante, in modo analogo all’intervento congiunto del G7 nel 2011, che stabilizzò con successo la valuta per un periodo prolungato. Prima di questo recente crollo di luglio, i contratti speculativi net-short sullo yen avevano raggiunto livelli prossimi ai record, lasciando i trader molto esposti a violenti short squeeze. Ci aspettiamo che la coppia oscilli in modo dinamico all’interno di un range più ampio tra 148 e 156, mentre il mercato mette alla prova questi nuovi limiti.
Nonostante ciò, non prevediamo un trend ribassista sostenuto per USD/JPY, perché i tassi d’interesse reali (al netto dell’inflazione) del Giappone restano profondamente in territorio negativo. A meno che la Bank of Japan non acceleri il ciclo di rialzi, il vantaggio di rendimento strutturale del dollaro USA continuerà a sostenere la coppia sui ribassi più profondi. Raccomandiamo di vendere opzioni call USD/JPY a breve scadenza in occasione di rally marcati, mantenendo invece limitate le scommesse ribassiste di lungo periodo.
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