Il presidente della Fed di Chicago Austan Goolsbee, membro votante del Federal Open Market Committee nel 2027, ha avvertito che gli Stati Uniti sono sopra il target d’inflazione della Federal Reserve da 5 anni e mezzo, sostenendo al contempo che ampi deficit federali possono agire da stimolo e aumentare il rischio di surriscaldamento dell’economia. Ha inoltre messo in discussione la tesi del “guardare oltre” gli shock di offerta e ha richiamato i vincoli nel settore energetico: i prezzi del petrolio potrebbero scendere relativamente in fretta, ma ripristinare la capacità di raffinazione resta un collo di bottiglia operativo più difficile.
Goolsbee ha affermato che l’inflazione nel 2023 e nel 2024 sembrava tornare verso l’obiettivo del 2% della Fed prima che i progressi si arrestassero, e ha inquadrato la futura politica monetaria attorno alla necessità di segnali che l’inflazione riprenda a scendere. Ha indicato la prospettiva di guadagni di produttività trainati dall’IA come un possibile fattore di compensazione di più lungo periodo, ma ha avvertito che le aspettative su tali guadagni potrebbero alimentare rischi di surriscaldamento nel breve; ha invitato a monitorare le dinamiche della produttività. Ha inoltre sottolineato che il Federal Reserve Act non impone una politica pensata per soddisfare i mercati obbligazionari o prevenire sorprese in Borsa, e ha descritto la propria posizione nel dot plot come tra le più ottimistiche all’interno della Fed.
Rischi di politica monetaria e posizionamento sui tassi
Dobbiamo prepararci a una svolta più “hawkish” della politica monetaria, poiché l’inflazione ormai permane sopra il target del 2% da cinque anni e mezzo. Con gli ultimi dati sull’inflazione core rimasti ostinatamente al 2,6% e con massicci deficit pubblici che agiscono da stimolo economico, cresce il pericolo di surriscaldamento. Nelle prossime settimane, i trader sui derivati dovrebbero posizionarsi su tassi più alti più a lungo, invece di scommettere su tagli aggressivi dei tassi.
Per coprirsi dal rischio di aumento dei rendimenti, suggeriamo di mettersi short sui future sui Treasury oppure acquistare opzioni put su fondi obbligazionari a lunga duration come il TLT. Le tendenze storiche dei passati cicli inflazionistici mostrano che, quando la crescita dei prezzi si blocca sopra il target, i rendimenti dei titoli a lungo termine rimbalzano rapidamente. In particolare, puntare a un rialzo del rendimento del Treasury decennale verso area 4,3% potrebbe offrire rendimenti interessanti sui contratti di opzione.
Strategie sulla volatilità azionaria e operazioni sui mercati energetici
Sul fronte azionario, dovremmo acquistare call sul VIX a breve scadenza per proteggerci da vendite improvvise. Con il debito nazionale statunitense ben oltre i 35.000 miliardi di dollari, qualsiasi segnale di inflazione persistente costringerà il mercato a riprezzare rapidamente il rischio. Occorre monitorare attentamente i dati sull’inflazione di metà ottobre: un altro dato elevato probabilmente innescherà una correzione marcata di indici azionari sopravvalutati.
Infine, dovremmo guardare ai derivati sull’energia, in particolare alle opzioni sui prodotti raffinati come benzina e gasolio da riscaldamento. Mentre i prezzi del greggio hanno oscillato, i colli di bottiglia nella raffinazione stanno mantenendo elevati i prezzi dei carburanti, con un effetto diretto sulla rigidità dell’inflazione core. Assumere posizioni lunghe su spread energetici ci aiuterà a capitalizzare queste persistenti pressioni dal lato dell’offerta nel corso del prossimo mese.
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