L’oro (XAU/USD) si è stabilizzato a 4.280 dollari venerdì dopo due sedute di calo, dopo aver toccato in precedenza 4.254 dollari, mentre rendimenti USA elevati e aspettative d’inflazione continuavano a orientare le attese di un ulteriore irrigidimento da parte della Federal Reserve. Il rendimento del Treasury decennale statunitense è sceso di quasi 2 punti base a 5,192%, mentre gli ordini di beni durevoli core sono aumentati oltre le stime ad agosto e il dato di luglio è stato rivisto al rialzo. Il sentiment dei consumatori si è indebolito, con l’indice dell’Università del Michigan in calo a 48,1 da 51,7, mentre le aspettative d’inflazione a un anno sono salite al 4,6% dal 4% e quelle a 5-10 anni sono salite lievemente al 3,4% dal 3,3%. Prime Terminal ha stimato la probabilità di un rialzo dei tassi in ottobre al 64%, e la probabilità implicita per dicembre era quasi del 93%.
La flessione del petrolio ha contribuito ad attenuare la pressione sul dollaro USA, con il WTI in calo di oltre il 3% a 91,00 dollari al barile e il Dollar Index (DXY) in ribasso dello 0,22% a 101,02. In termini tecnici, XAU/USD è rimasto contenuto sotto le medie mobili semplici a 100 e 50 giorni in area 4.304–4.312 dollari, con l’RSI ancora sotto 50. I supporti sono stati indicati a 4.200–4.210 dollari, poi il minimo del 3 agosto a 4.019 e la soglia dei 4.000; le resistenze si collocavano a 4.300, 4.350 e 4.400. È stata inoltre richiamata la domanda delle banche centrali, con acquisti nel 2022 per 1.136 tonnellate, valutati in circa 70 miliardi di dollari.
Prospettiva ribassista di breve periodo per l’oro
Dobbiamo prepararci a pressioni al ribasso nel breve termine sull’oro, mentre fatica a superare la resistenza a 4.300 dollari. Con il rendimento del Treasury decennale che resta elevato al 5,192% e le scommesse di mercato che prezzano una probabilità del 64% di un rialzo dei tassi della Federal Reserve in ottobre, mantenere posizioni long comporta un rischio significativo. I trader su derivati dovrebbero valutare l’apertura di posizioni short o l’acquisto di opzioni put sui rimbalzi verso l’area di resistenza 4.300–4.312 dollari.
I nostri indicatori tecnici mostrano un chiaro bias ribassista, con il Relative Strength Index che rimane saldamente sotto la soglia neutrale di 50. Se l’oro dovesse rompere al ribasso il supporto del wedge intorno a 4.200 dollari, ci attendiamo una discesa rapida verso il minimo di agosto a 4.019. In contesti macroeconomici analoghi in decenni passati, come l’ambiente di tassi elevati dei primi anni ’80, l’oro ha registrato trend ribassisti prolungati ogniqualvolta i rendimenti reali rimanevano nettamente positivi.
Il sollievo temporaneo legato al calo del West Texas Intermediate a 91,00 dollari ha indebolito il Dollar Index a 101,02, ma tale sollievo potrebbe essere di breve durata. Le persistenti tensioni geopolitiche e la minacciata chiusura dello Stretto di Hormuz potrebbero facilmente innescare un improvviso rimbalzo dei prezzi energetici, riaccendendo le aspettative d’inflazione attualmente al 4,6% su base annua. Dobbiamo monitorare da vicino i derivati sul petrolio, poiché qualsiasi impennata improvvisa del greggio probabilmente spingerebbe i rendimenti dei Treasury più in alto e trascinerebbe ulteriormente al ribasso l’oro.
Supporto istituzionale per la stabilità di lungo periodo
Nonostante l’impostazione ribassista di breve, non dobbiamo ignorare il forte “pavimento” di lungo periodo creato dagli acquirenti istituzionali. I dati del World Gold Council indicano che le banche centrali hanno acquistato un record di 1.037 tonnellate d’oro negli ultimi anni, mantenendo un ritmo storico di accumulo sovrano per diversificare rispetto al dollaro USA. Questo enorme potere d’acquisto suggerisce che qualsiasi discesa verso la soglia psicologica dei 4.000 dollari probabilmente attiverà un supporto aggressivo, rendendola un’area ideale per prendere profitto su posizioni short e cercare opportunità di inversione rialzista.
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