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L’oro scende sotto i 4.200 dollari mentre la retorica aggressiva della Fed spinge i rendimenti biennali verso il 5%

by VT Markets
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Sep 29, 2026

L’oro è sceso sotto i 4.200 dollari l’oncia per la prima volta dal 5 agosto, portandosi a oltre un quarto sotto il record di gennaio. I ribassi dalla fine di agosto hanno coinciso con le argomentazioni di esponenti della Federal Reserve a favore di una politica più restrittiva, mentre il rialzo dei tassi di un quarto di punto del 16 settembre ha avuto scarsi effetti immediati. Due distinti episodi di commenti “hawkish” hanno ciascuno tolto il 6%-7% al metallo, e il mercato è ora solo circa il 4% sopra il minimo del 2026 in area 3.950 dollari. Il rendimento del Treasury a 2 anni viene considerato il principale indicatore delle attese sulla politica della Fed, attestandosi intorno al 4,9%, ai massimi da metà 2024.

Il 23 settembre, le dichiarazioni del governatore Barr, abbinate a un sondaggio tra le imprese che segnalava la crescita più rapida dell’attività negli Stati Uniti in oltre cinque anni, hanno spinto il rendimento a 2 anni in rialzo di 14 punti base e hanno trascinato l’oro in calo di oltre l’1%. Tra il 21 e il 24 settembre, almeno cinque funzionari hanno avvertito che potrebbero essere necessari ulteriori rialzi, con circa una dozzina di interventi previsti tra il 28 settembre e il 1° ottobre e la prossima decisione fissata per il 28 ottobre. I commenti di Warsh a Jackson Hole del 28 agosto sono stati seguiti da un movimento del 2 anni dal 4,20% al 4,67% e da una flessione dell’oro di circa il 7%, prima di un rimbalzo post-rialzo verso 4.400 dollari. Sul piano tecnico, il metallo ha rotto al ribasso le medie mobili a 50 e 200 giorni e si mantiene poco sopra il minimo di marzo vicino a 4.100 dollari, con 3.950 dollari come prossimo livello; una discesa sotto tale soglia lo riporterebbe verso i prezzi di settembre 2025, con le prossime proiezioni della Fed attese il 9 dicembre. L’ultima rottura del 28 settembre è arrivata dopo che l’Iran ha irrigidito le condizioni per la riapertura dello Stretto di Hormuz, facendo salire insieme il petrolio e il rendimento a 2 anni, mentre l’attenzione si sposta sulla pubblicazione del PCE il 30 settembre e sul report occupazionale di settembre il 2 ottobre.

Strategie in derivati per ulteriori ribassi dell’oro

Riteniamo che gli operatori in derivati dovrebbero posizionarsi per ulteriori ribassi dell’oro nelle prossime settimane, puntando al minimo estivo di 3.950 dollari. Con l’oro che ha violato il cruciale supporto a 4.200 dollari, l’acquisto di opzioni put o l’esecuzione di bear put spread rappresentano la strategia più mirata in vista della riunione della Federal Reserve del 28 ottobre. Storicamente, l’oro ha mostrato una forte correlazione negativa con l’aumento dei rendimenti a breve, rendendo l’attuale contesto macroeconomico poco favorevole alle posizioni lunghe.

Occorre monitorare attentamente il rendimento del Treasury USA a 2 anni, salito al 4,9% e vicino ai massimi da metà 2024, quando toccò il 5,04%. In precedenti fasi di rapida risalita dei rendimenti, come durante il ciclo aggressivo di stretta monetaria del 2022, l’oro ha registrato una correzione picco-minimo superiore al 20%, poiché l’aumento dei rendimenti ha accresciuto il costo opportunità di detenere asset privi di cedola. Se i discorsi “hawkish” della Fed spingessero il 2 anni oltre la soglia critica del 5%, ci aspettiamo che i futures sull’oro scivolino rapidamente verso la successiva area di supporto.

Dati in arrivo e opportunità tattiche di trading

I trader possono sfruttare la volatilità immediata attorno alle prossime pubblicazioni dell’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE) del 30 settembre e del report sul lavoro di settembre del 2 ottobre. Raccomandiamo l’uso di strategie in opzioni di breve termine, come l’acquisto di put su SPDR Gold Shares (GLD) o lo short diretto sui futures dell’oro qualora questi dati risultassero più forti delle attese. In alternativa, l’acquisto di straddle prima degli annunci consentirà di trarre profitto da movimenti bruschi e improvvisi del mercato a prescindere dalla direzione.

Poiché le tensioni geopolitiche in Medio Oriente mantengono elevati i prezzi del Brent, l’aumento dei costi energetici va considerato un segnale diretto per andare short sull’oro. Prezzi del petrolio più alti continuano ad alimentare le aspettative d’inflazione, fattore che storicamente spinge la Fed a mantenere i tassi più alti più a lungo e riduce l’attrattiva dell’oro. Acquistando simultaneamente opzioni call sul greggio e opzioni put sull’oro, possiamo strutturare un’operazione a due gambe altamente efficace per capitalizzare su questa pressione inflazionistica in corso.

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