Mercato dell’oro sotto pressione mentre salgono i rendimenti
L’oro ha esteso le perdite dopo che i rendimenti dei Treasury USA hanno ripreso a salire, penalizzando il metallo prezioso privo di cedola nonostante un indebolimento del Dollaro in vista dei dati sull’inflazione. XAU/USD scambiava a 4.157 dollari, in calo dello 0,37%, dopo aver fallito ancora una volta il mantenimento sopra 4.200 dollari e aver toccato un nuovo minimo settimanale a 4.150. Il rendimento del Treasury decennale USA è salito di 6 punti base al 5,223%, mentre i prezzi dell’energia sono avanzati, con il WTI in rialzo di oltre l’1% a 94,20 dollari; al contrario, l’indice del Dollaro è sceso di oltre lo 0,32% a 102,24, mentre la consueta correlazione con il petrolio si è indebolita. I dati USA sono stati contrastanti: la media a quattro settimane dell’ADP Employment Change è scesa da 25,25 mila a 24,75 mila, mentre la variazione delle vendite di case esistenti è aumentata dell’1,5% m/m, invertendo il -3,2% di agosto, e le vendite sono salite marginalmente da 3,93 milioni a 3,99 milioni.
Rischi geopolitici e attività delle banche centrali
I rischi geopolitici sono rimasti concentrati sullo Stretto di Hormuz, con il traffico marittimo riportato vicino all’80% dei livelli pre-bellici, mentre i commenti dagli USA e dalla Fed hanno mantenuto i mercati focalizzati sulla persistenza dell’inflazione. Le quotazioni dei derivati indicavano una probabilità del 23% di un rialzo Fed di 25 punti base alla riunione del 27–28 ottobre. L’attenzione si sposta sul CPI di mercoledì, sul PPI di giovedì e sugli interventi del presidente della Fed Kevin Warsh. Sul piano tecnico, l’RSI è rimasto sotto 50, con supporto a 4.150 dollari e poi 4.100, seguiti da 4.050 e dal minimo del ciclo del 29 luglio a 3.996 in area 4.000; la resistenza si colloca a 4.200, quindi sulla media mobile a 100 giorni a 4.252, sulla media mobile a 50 giorni a 4.339 e a 4.500, prima della media mobile a 200 giorni a 4.522. Le banche centrali restano detentori chiave, avendo acquistato 1.136 tonnellate per un valore di circa 70 miliardi di dollari nel 2022.
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