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L’oro resta vicino a 4.163 dollari in attesa del CPI USA, la forza del dollaro limita il rialzo

by VT Markets
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Oct 13, 2026

L’oro (XAU/USD) ha ridotto i guadagni iniziali di lunedì e scambiava intorno a 4.163 dollari dopo aver toccato 4.217 dollari in Asia, con un posizionamento rimasto prudente in vista dei dati sull’inflazione USA di questa settimana. I prezzi si sono mantenuti in un intervallo 4.100–4.200 dollari per circa due settimane, con un Dollaro USA (USD) solido e rendimenti dei Treasury elevati che hanno limitato l’estensione del movimento, mentre gli acquirenti hanno continuato a farsi vedere sopra l’area dei 4.000 dollari. L’indice del Dollaro USA (DXY) era vicino a 102,43 dopo un minimo intraday a 102,10, su livelli visti l’ultima volta nell’aprile 2025, mentre il mercato cash dei Treasury USA era chiuso per il Columbus Day; il rendimento del decennale era intorno al 5,24%, in calo dal picco della scorsa settimana al 5,36%, un livello visto l’ultima volta nel 2002.

Il CPI di settembre è atteso a +0,6% m/m contro +0,4%, con il dato annuo visto al 3,7% dal 3,4%; il CPI core è previsto a +0,2% m/m da +0,3%, mentre la misura su base annua risale marginalmente al 2,5% dal 2,4%. Con l’avvicinarsi della riunione della Fed del 27–28 ottobre, il CME FedWatch Tool indica una probabilità dell’80% che i tassi restino al 3,75%–4,00%. Persistono i rischi inflazionistici guidati dall’energia dopo lo scoppio a fine febbraio della guerra in Medio Oriente e il riemergere di preoccupazioni sulle spedizioni marittime, mentre tra gli indicatori di domanda figurano i dati del World Gold Council che mostrano 39 tonnellate di acquisti netti da parte delle banche centrali in agosto e afflussi per 10 miliardi di dollari negli ETF sull’oro in settembre. Sul piano tecnico, l’oro restava sotto la SMA a 20 giorni in area 4.225 dollari con RSI a 43 e MACD leggermente negativo; le resistenze si collocano a 4.225 e poi 4.398, con 4.500 e 4.700 oltre, mentre i supporti sono intorno a 4.052, quindi 4.000 e 3.950.

Strategia sull’oro in vista dei dati USA sul CPI

Suggeriamo ai trader su derivati di mantenere un’impostazione prudente nelle prossime settimane, poiché l’oro resta intrappolato in una stretta banda di consolidamento tra 4.100 e 4.200 dollari. Con la pubblicazione dei dati sull’indice dei prezzi al consumo USA prevista per questo mercoledì, raccomandiamo di evitare posizioni direzionali di grandi dimensioni finché il mercato non uscirà da questo range. Una previsione di inflazione headline più “calda” al 3,7% a/a potrebbe innescare un’immediata spinta ribassista su opzioni e futures sull’oro.

Se i dati sull’inflazione dovessero superare le attese, conviene prepararsi a posizionarsi per un’esposizione al ribasso sotto il supporto chiave a 4.052 dollari. I rendimenti elevati del Treasury decennale USA, che di recente hanno toccato un massimo pluridecennale vicino al 5,36%, continuano a pesare in modo significativo sugli asset privi di rendimento. In questo scenario, put a breve scadenza potrebbero offrire un modo efficace per puntare alla soglia psicologica principale dei 4.000 dollari.

Al contrario, un dato sull’inflazione più “morbido” potrebbe innescare un rapido rally sopra la media mobile semplice a 20 giorni in area 4.225 dollari. Consigliamo ai trader di attendere una rottura confermata oltre questa resistenza prima di impostare strategie rialziste con call mirate verso l’area 4.398. I dati storici mostrano che i movimenti dell’oro guidati dal CPI spesso generano una forte direzionalità nelle prime 48 ore successive alla pubblicazione.

Driver geopolitici e strutturali

Occorre inoltre considerare le persistenti frizioni geopolitiche in Medio Oriente, in particolare nuove minacce alle rotte di navigazione vicino allo Stretto di Hormuz che mantengono elevati i costi energetici. Storicamente, shock energetici prolungati si trasmettono alle metriche d’inflazione più ampie con un ritardo di uno-due mesi, mantenendo viva la minaccia di ulteriori rialzi dei tassi da parte delle banche centrali. Per gestire questo rischio imprevedibile, le posizioni in derivati dovrebbero utilizzare parametri di rischio definiti o stop-loss più ampi.

Nonostante la volatilità di breve periodo, una robusta domanda strutturale continua a limitare il rischio di ribasso per operazioni rialziste di più lungo termine. In agosto le banche centrali hanno aggiunto alle riserve un saldo netto di 39 tonnellate di oro, mentre gli ETF globali sull’oro hanno registrato ingenti afflussi per 10 miliardi di dollari in settembre. Raccomandiamo di mantenere pronti piani disciplinati di acquisto sui ribassi in prossimità del “pavimento” a 4.000 dollari, poiché i persistenti acquisti istituzionali offrono un solido supporto di fondo.

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