L’oro (XAU/USD) ha contenuto modeste perdite intraday fino all’apertura europea, ma è rimasto sopra i 4.100 dollari dopo aver toccato un minimo di due mesi all’inizio di martedì. Un dollaro USA più forte ha pesato sulla domanda, anche se l’attenuarsi delle aspettative di un rialzo dei tassi della Federal Reserve a ottobre ha contribuito a limitare i ribassi. I mercati continuano a prezzare una probabilità superiore all’85% di un ulteriore aumento entro fine anno, mentre le attese sui tassi per i prossimi 12 mesi implicano 86 pb di inasprimento, in calo dai 100 pb di inizio della scorsa settimana ma in aumento dai 70 pb dopo i dati sull’occupazione. Anche il petrolio, in area minimo di quattro settimane, sostenuto da esportazioni medio-orientali resilienti e da un rilascio d’emergenza delle scorte strategiche del G7, ha ridotto la pressione sulla Fed.
I rischi geopolitici e i rendimenti elevati dei Treasury USA hanno mantenuto il dollaro vicino ai massimi da aprile 2025, estendendo i venti contrari per il metallo, con l’attenzione anche sugli sviluppi che coinvolgono gli Houthi, l’Arabia Saudita, Israele e l’Iran. Il focus si sposta sui verbali del FOMC di mercoledì e sugli interventi dei membri del FOMC. Sul piano tecnico, il MACD resta sotto lo zero e l’RSI è vicino a 38; una rottura sotto 4.098 dollari (Fibonacci 78,6%) esporrebbe 3.936 dollari, mentre le resistenze si collocano a 4.226, 4.254, 4.316, poi 4.406, 4.517 e 4.696 dollari.
Forza persistente del dollaro USA e rischi ribassisti guidati dal macro
Suggeriamo ai trader su derivati di prepararsi a una prosecuzione della pressione ribassista sull’oro (XAU/USD) mentre oscilla appena sopra il supporto critico a 4.100 dollari. La forza persistente del dollaro USA, alimentata da rendimenti dei Treasury che restano vicino ai massimi pluriennali, continua a limitare qualsiasi rialzo significativo. Sebbene una pausa negli aumenti immediati dei tassi offra un cuscinetto temporaneo, il trend macro più ampio resta nettamente favorevole agli orsi.
Storicamente, l’oro tende a soffrire quando salgono i rendimenti reali e, con il rendimento del Treasury decennale USA che si mantiene solido sopra la soglia del 4%, il costo opportunità di detenere un asset privo di cedola come il metallo resta elevato. Segnaliamo che, in fasi analoghe di inasprimento monetario aggressivo, come nel ciclo di fine 2022, l’oro è sceso di oltre il 12% prima di individuare un solido pavimento strutturale. L’attuale pricing di mercato riflette ancora una probabilità dell’85% di un ulteriore rialzo dei tassi della Federal Reserve entro fine anno, mantenendo la pressione ben salda sui metalli preziosi.
Rischi geopolitici, livelli tecnici e strategia di trading
Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, inclusi attacchi attivi con droni nella regione e possibili escalation, in genere innescano flussi “bene rifugio” verso l’oro. Tuttavia, stiamo osservando che questi premi per il rischio geopolitico vengono assorbiti rapidamente da un dollaro USA in forte apprezzamento. Questa dinamica implica che eventuali improvvisi spike delle quotazioni dell’oro saranno probabilmente di breve durata, configurandosi come migliori opportunità di vendita per i trader tattici più che come l’avvio di un nuovo bull market.
Consigliamo di monitorare con attenzione il supporto immediato a 4.098 dollari, in linea con il ritracciamento di Fibonacci al 78,6%. Una chiusura giornaliera netta sotto questo livello potrebbe innescare una rapida accelerazione al ribasso verso il successivo obiettivo strutturale principale in area 3.936 dollari. Sul fronte opposto, valuteremmo l’impostazione di posizioni short in prossimità della prima area di resistenza 4.226–4.254 dollari qualora nelle prossime settimane si verificasse un rally di alleggerimento.
La pubblicazione dei verbali della prossima riunione del FOMC mercoledì sarà il catalizzatore chiave da monitorare per l’orientamento del trading. Ci attendiamo un aumento della volatilità attorno all’uscita del dato, il che implica che i trader su derivati dovrebbero irrigidire i parametri di gestione del rischio su tutti i contratti sull’oro. Gli interventi dei banchieri centrali in programma questa settimana contribuiranno inoltre a chiarire se il mercato stia sottostimando la probabilità di tassi “più alti più a lungo”.
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