L’oro è sceso di oltre il 3,4% lunedì, mentre i rendimenti dei Treasury USA hanno spinto al rialzo e il petrolio è rimasto su livelli elevati, mantenendo la pressione su XAU/USD. Il metallo è stato scambiato a 4.139 dollari dopo aver toccato in precedenza 4.280 dollari. Il West Texas Intermediate (WTI) ha ritracciato dal massimo intraday ma è rimasto solido a 93,00 dollari al barile, in rialzo dello 0,6%, dopo aver aperto la settimana con guadagni di quasi il 3%. Notizie contrastanti su un possibile accordo USA-Iran hanno aumentato la volatilità: Al Hadath ha riferito che l’Iran interromperebbe l’arricchimento dell’uranio, mentre Press TV ha negato qualsiasi cambiamento e sabato il presidente Donald Trump ha respinto un’intesa collegata alla riapertura dello Stretto di Hormuz.
Il rendimento del Treasury decennale USA è salito al 5,27%, massimo da giugno 2007, prima di ridursi al 5,23%. Restano inoltre le attese di una Fed più restrittiva, con i mercati monetari che prezzano una probabilità del 65% di un rialzo di 25 punti base in ottobre e del 94% per dicembre, secondo Prime Terminal. Sul fronte grafico, l’oro ha rotto al ribasso da un cuneo rialzista e guarda al minimo del 3 agosto a 4.019 dollari; i ribassisti osservano 4.100 e 4.050 dollari, mentre un rimbalzo richiederebbe 4.200 dollari e le medie mobili semplici (SMA) a 100 e 50 giorni a 4.298 e 4.319 dollari. Separatamente, le banche centrali hanno aggiunto 1.136 tonnellate d’oro per un valore di circa 70 miliardi di dollari nel 2022, mostrano i dati del World Gold Council.
Pressione ribassista sull’oro in un contesto di volatilità macro
Stiamo osservando una significativa pressione ribassista sull’oro, con XAU/USD in calo di oltre il 3,4% a 4.139 dollari, trainato dall’impennata dei rendimenti del Treasury decennale USA, che di recente hanno toccato il 5,27%. Questo brusco calo si è verificato insieme a prezzi del petrolio elevati, intorno a 93 dollari, e a notizie contrastanti su un potenziale accordo nucleare USA-Iran. In un ambiente così volatile, consigliamo ai trader di derivati di prepararsi a forti oscillazioni nelle prossime settimane.
Con i mercati monetari che prezzano una probabilità del 94% di un rialzo dei tassi della Federal Reserve entro dicembre, lo scenario macroeconomico favorisce nettamente un Dollaro USA più forte. Tale aspettativa è coerente con i trend storici, secondo cui rendimenti in aumento incrementano il costo opportunità di detenere oro, che non offre rendimento, in modo simile alle dinamiche osservate quando i rendimenti si avvicinarono al 5% a fine 2023. Occorre monitorare attentamente i prossimi report JOLTS e Nonfarm Payrolls, poiché dati occupazionali solidi probabilmente rafforzeranno queste attese da “falchi”.
Scenario tecnico e strategia di trading
Da un punto di vista tecnico, l’oro ha rotto al di sotto del pattern a cuneo rialzista, segnalando che lo slancio ribassista è saldamente al comando. Consigliamo di valutare opzioni put di breve periodo con strike mirati ai livelli di 4.100 e 4.050 dollari. Una rottura netta sotto 4.100 dollari potrebbe esporre rapidamente il minimo di agosto in area 4.019 dollari, rendendo gli spread verticali ribassisti una soluzione interessante a rischio definito.
Dall’altra parte, occorre rimanere cauti rispetto a improvvise inversioni nel caso in cui le tensioni geopolitiche in Medio Oriente dovessero ulteriormente intensificarsi. Per confermare un vero cambio di passo rialzista, il prezzo dovrebbe superare la resistenza chiave a 4.200 dollari e le principali medie mobili in area 4.300. Fino ad allora, è preferibile privilegiare strategie che beneficiano di elevata volatilità e di pressione ribassista sul metallo prezioso.
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