L’oro (XAU/USD) ha ritracciato da un massimo di una settimana fino a un nuovo minimo giornaliero in area 4.180 dollari nelle prime contrattazioni europee, mentre il dollaro USA ha recuperato terreno grazie all’orientamento hawkish della Federal Reserve e al perdurare delle tensioni tra Stati Uniti e Iran. Un ripiegamento dei prezzi dell’energia ha contribuito a raffreddare la vendita globale dei bond, ma la domanda più ampia sul biglietto verde resta sostenuta dalla sovraperformance della crescita USA e dalla domanda estera di titoli statunitensi. Le aspettative sui tassi si sono spostate: i mercati hanno in gran parte escluso un rialzo a fine ottobre, mentre resta in valutazione una mossa da 25 punti base a dicembre, con l’indicatore FedWatch attorno all’85% a favore di una politica più restrittiva entro fine anno dopo che i verbali del FOMC di settembre hanno mantenuto l’inflazione al centro dell’attenzione.
I premi per il rischio geopolitico sono rimasti elevati dopo che gli Houthi filoiraniani in Yemen hanno attaccato l’aeroporto internazionale King Khalid di Riyadh con missili balistici e da crociera, oltre a droni, spingendo l’Arabia Saudita a promettere ritorsioni e generando nuove minacce USA di raid e di rinnovate iniziative contro l’Iran. I trader monitorano gli aggiornamenti sull’inflazione USA, con il PPI in uscita mercoledì e il CPI giovedì, mentre il presidente della Fed Kevin Warsh è atteso a un intervento alle riunioni annuali FMI e Banca Mondiale a Bangkok venerdì. Sul piano tecnico, i prezzi risultano ingabbiati in prossimità del ritracciamento di Fibonacci del 23,6% e della media mobile semplice (SMA) a 100 periodi sul grafico a quattro ore, con RSI a 63,9 e MACD ancora in territorio positivo; la resistenza si colloca a 4.215-4.220 dollari, quindi 4.303 e 4.378, mentre il supporto è visto a 4.100 e 4.063, con rischio di rottura sotto 4.000 dollari in caso di cedimento di quel pavimento.
Prospettive di trading e gestione delle posizioni
Suggeriamo ai trader su derivati di mantenere un approccio prudente di vendita sui rimbalzi (sell-on-rally) sull’oro, coprendosi al contempo dal rischio di forza persistente del dollaro USA. La solidità dell’economia statunitense e i continui afflussi di investimenti esteri mantengono il dollaro ben sostenuto, esercitando una pressione ribassista costante sul metallo privo di rendimento. Storicamente, contesti caratterizzati da costi di finanziamento elevati limitano in modo marcato la capacità dell’oro di sostenere movimenti rialzisti prolungati.
I trader dovrebbero ridurre temporaneamente la dimensione delle posizioni o stringere gli stop-loss in vista dei prossimi dati su CPI e PPI USA. I futures stanno attualmente prezzando una probabilità dell’85% di un rialzo dei tassi Fed di 25 punti base prima della fine dell’anno: ne consegue che dati d’inflazione superiori alle attese potrebbero innescare un’accelerazione ribassista. Nei precedenti cicli di tightening monetario, sorprese sui dati inflazionistici hanno spesso provocato cali intraday dell’1%-2% sui contratti dei metalli preziosi.
Geopolitica e livelli tattici da monitorare
Al tempo stesso, è necessario restare vigili sull’aumento dei rischi geopolitici in Medio Oriente, che possono attivare istantaneamente la domanda di beni rifugio e rendere instabili le impostazioni ribassiste. Nuove minacce su rotte cruciali di transito del petrolio come lo Stretto di Hormuz in genere alimentano rapidi spike dell’energia e una volatilità più ampia sui mercati. Storicamente, improvvise escalation sulle catene di approvvigionamento hanno imposto rapidi rally di ricopertura degli short nei mercati delle opzioni sulle commodity, sorprendendo i ribassisti più aggressivi.
Sul piano tattico, consigliamo di osservare il tetto di resistenza chiave tra 4.215 e 4.220 dollari per indicazioni direzionali chiare. Un superamento sostenuto di quest’area potrebbe innescare un movimento correttivo verso 4.303 dollari, mentre una rottura sotto il primo supporto a 4.100 aprirebbe la strada a una discesa sotto la soglia dei 4.000 dollari.
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