Oro e argento hanno subito un forte sell-off all’apertura della settimana, con l’oro in calo di quasi il 3% e l’argento in ribasso di oltre il 5%. L’oro è sceso sotto il supporto in area 4.225 dollari e ha ceduto fino a circa 4.143, mentre l’argento ha rotto sotto 62,30 e si è mosso verso 60,90. Il movimento è stato collegato alle aspettative di una Federal Reserve più “hawkish”, a prezzi del petrolio più solidi e a rendimenti dei Treasury USA in rialzo; tuttavia, la reazione più ampia dei mercati è stata più contenuta: il petrolio è salito di circa il 3% all’avvio degli scambi, l’US100 ha perso circa l’1% e le principali coppie valutarie sono rimaste in gran parte stabili.
Le attese sui tassi e i rendimenti sono rimaste al centro dell’attenzione, con i mercati che prezzano un’elevata probabilità di un ulteriore rialzo Fed a ottobre; il rendimento del decennale USA era intorno al 5,23% (Bloomberg). La pressione concentrata sui metalli ha alimentato l’ipotesi che posizionamento, liquidazioni e flussi istituzionali stessero amplificando i driver macro. L’attenzione si è spostata sul ribilanciamento di fine mese e fine trimestre come rischio di volatilità nel breve, insieme al report USA sui Nonfarm Payrolls di venerdì. Sul piano tecnico, il prossimo supporto dell’oro è stato indicato in area 4.120 dollari, mentre per l’argento il successivo obiettivo ribassista è il livello di 60,00, con 4.225 e 62,30 indicati come soglie di recupero.
Prospettive per il trading di derivati su oro e argento
Suggeriamo ai trader di derivati di prepararsi a una volatilità estrema questa settimana, poiché oro e argento affrontano liquidazioni brusche rispettivamente fino a 4.143 e 60,90 dollari. Con il rendimento del Treasury USA a 10 anni stabile su un massimo del 5,23%, il costo opportunità di detenere metalli privi di rendimento è aumentato, portando i venditori di futures di breve periodo a dominare il mercato. Storicamente, quando i rendimenti restano sopra il 5%, i metalli preziosi mostrano una sensibilità più elevata alle pubblicazioni di dati macroeconomici.
Per i contratti derivati sull’oro, raccomandiamo di monitorare con estrema attenzione nei prossimi giorni il livello critico di supporto a 4.120 dollari. Se l’oro dovesse rompere sotto questo pavimento, potrebbe innescare stop-loss automatici e spingere i prezzi rapidamente al ribasso. Al contrario, un recupero sostenuto sopra 4.225 dollari sarebbe un segnale per passare da posizioni short a strategie long con rischio strettamente controllato.
Sul mercato dell’argento, riteniamo che il campo di battaglia chiave sia la soglia psicologica dei 60,00 dollari dopo la recente rottura del supporto a 62,30. Storicamente, l’elevato beta dell’argento implica oscillazioni spesso doppie rispetto a quelle dell’oro durante i principali cambi di trend, rendendo cruciale la gestione della leva. Consigliamo ai trader di utilizzare opzioni put o stop-loss stretti su short futures per proteggere il capitale nel caso in cui si verifichi un rimbalzo improvviso in prossimità di questo supporto principale.
Driver di volatilità: fine trimestre e principali dati macro
Con l’avvicinarsi della fine di settembre e del terzo trimestre, il ribilanciamento dei portafogli istituzionali probabilmente innescherà flussi irregolari di breve periodo nelle prossime quarantotto ore. I dati storici mostrano che le prese di profitto di fine trimestre possono arrivare a rappresentare fino al 25% del volume totale settimanale di scambi, spesso innescando inversioni temporanee e brusche dei prezzi. Occorre mantenere prudenza rispetto a questi movimenti “di rumore” ed evitare un’eccessiva leva prima che il mercato si stabilizzi.
Il fattore decisivo per la direzionalità delle operazioni nella settimana in arrivo sarà il report USA sui Nonfarm Payrolls di venerdì. Un dato sull’occupazione significativamente superiore alle stime di consenso consoliderebbe le aspettative di un rialzo dei tassi verso fine anno, probabilmente rafforzando il trend ribassista per entrambi i metalli. Al contrario, eventuali segnali di raffreddamento del mercato del lavoro potrebbero far scendere rapidamente i rendimenti e innescare un forte short squeeze di recupero sull’intero comparto dei metalli.
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