La conferma ufficiale ha indicato che gli Stati Uniti hanno sostenuto l’intervento del Giappone per rafforzare lo yen, la prima azione coordinata di questo tipo da molti anni. Le autorità hanno segnalato che ulteriori operazioni restano possibili, anche se un eventuale bis sarebbe soggetto a vincoli legati alle regole del FMI, e la mossa di giovedì è stata stimata come il maggiore intervento in un solo giorno mai registrato. Il report ha inoltre affermato che, se il Giappone dovesse intervenire di nuovo nei prossimi giorni, il Ministero delle Finanze avrebbe di fatto esaurito le proprie opzioni fino a novembre, per mantenere tale status.
Sul fronte valutativo, lo yen è stato descritto come fortemente sottovalutato sulla base della parità di potere d’acquisto dell’OCSE, e attualmente risulta sottovalutato di oltre il 60% rispetto al dollaro USA. Per confronto, l’euro è sottovalutato di circa il 29%. La nota ha indicato i Treasury USA e i JGB come parte del meccanismo di trasmissione, con discussione sulla possibilità che il Giappone venda Treasury oppure utilizzi la repo facility della Fed conferendo Treasury in garanzia in cambio di liquidità per reperire dollari da impiegare nell’intervento.
Valutazione dello yen e impatto dell’intervento sul mercato
Dobbiamo riconoscere che lo yen giapponese rimane fondamentalmente a buon mercato, scambiando a livelli storicamente sottovalutati di oltre il 40% rispetto al dollaro USA su base di parità di potere d’acquisto. Nonostante le recenti oscillazioni di mercato, la minaccia di un intervento valutario congiunto tra Stati Uniti e Giappone sta rimodellando il modo in cui prezziano opzioni e futures FX. I trader di derivati dovrebbero prepararsi a improvvisi picchi di volatilità di ampiezza elevata, invece di puntare su un trend regolare e prevedibile.
Strategia di trading in un contesto JPY volatile
Raccomandiamo ai trader di valutare l’acquisto di opzioni call su JPY fuori dal denaro e a breve scadenza, per coprirsi dal rischio di rally improvvisi guidati dal governo. Considerato che la Bank of Japan ha mantenuto un orientamento più restrittivo dopo l’aumento dei tassi allo 0,25%, il carry trade non è più una scommessa unidirezionale “sicura”. Sfruttare strategie sulla volatilità, come gli straddle, può aiutarci a catturare questi movimenti bruschi senza dover indovinare con precisione il timing del prossimo intervento.
Dobbiamo inoltre monitorare da vicino il mercato dei Treasury USA, poiché il potenziale utilizzo da parte del Giappone della repo facility della Federal Reserve limita la pressione di vendita diretta sui bond statunitensi. Osservare i dati del foreign repo pool della Fed, che hanno spesso oscillato intorno a 350 miliardi di dollari, ci fornirà indicazioni anticipate sugli spostamenti di liquidità. Se tali saldi dovessero scendere rapidamente, suggerirebbe che il Ministero delle Finanze si sta attivamente preparando a scambiare collateral con cash per sostenere lo yen.
Con vincoli di policy che limitano la frequenza con cui il Giappone può intervenire sul mercato prima della fine dell’anno, la finestra per questi interventi è molto ristretta. Consigliamo di ridurre la leva sulle posizioni short JPY “nude” nelle prossime settimane per evitare di rimanere intrappolati in improvvise trappole di liquidità. Proteggere il capitale tramite strutture in opzioni, anziché con il trading spot, sarà la scelta più prudente in questo contesto ad alta posta in gioco.
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