Il PMI manifatturiero preliminare HCOB dell’Eurozona è rimasto stabile a 52,7 a settembre, contro attese di un lieve calo a 52,6. Il quadro complessivo dell’attività si è rafforzato: il PMI Composito è salito a 53,1 da 52,0 di agosto, oltre le stime di 51,5, mentre il PMI dei Servizi è aumentato a 53,0 rispetto alle previsioni di 51,7 e al precedente 51,6. Dopo la pubblicazione dei PMI di Germania ed Eurozona, l’euro si è indebolito; l’EUR/USD era in calo dello 0,3% in area 1,1412 al momento della rilevazione.
S&P Global e Hamburg Commercial Bank elaborano i PMI mensilmente sulla base di indagini tra senior executive del settore manifatturiero privato, rilevando se le condizioni siano migliorate, peggiorate o rimaste invariate rispetto al mese precedente. L’indice varia da 0 a 100 e 50,0 indica assenza di variazioni; valori sopra 50 segnalano espansione e sotto 50 contrazione. L’indagine è utilizzata come indicatore anticipatore di tendenze in dati quali PIL, produzione industriale, occupazione e inflazione, e il flash report ha richiamato un ritmo trimestrale del PIL pari allo 0,4%.
Espansione economica dell’Eurozona e prospettive di policy
Stiamo osservando un’espansione economica sorprendentemente robusta nell’Eurozona, con l’indice composito dei direttori agli acquisti balzato a 53,1 questo settembre. Il dato ha superato la stima di consenso di 51,5, trainato da un’accelerazione dei servizi a 53,0 e da una manifattura stabile a 52,7. Numeri così resilienti suggeriscono che il prodotto interno lordo dell’area sia in rotta per un’espansione dello 0,4% in questo trimestre.
Tuttavia, occorre considerare anche le crescenti pressioni inflazionistiche alimentate dalla volatilità dei prezzi energetici globali, che storicamente tendono a impennarsi durante i conflitti in Medio Oriente. Ad esempio, i benchmark internazionali del petrolio come il Brent hanno registrato di recente oscillazioni significative, aumentando i costi degli input per le imprese. Gli operatori sui derivati dovrebbero prepararsi al fatto che questi maggiori costi possano mantenere “appiccicosa” la crescita dei prezzi al consumo nelle prossime settimane.
Con la crescita che tiene meglio del previsto, ci aspettiamo che la Banca Centrale Europea si senta più legittimata ad alzare i tassi già a ottobre. Storicamente, quando l’indice composito si porta ben al di sopra della soglia espansiva di 50,0 verso 53,0, l’inasprimento della politica monetaria diventa un tema prioritario per i banchieri centrali. I trader dovrebbero prezzare una probabilità più alta di un rialzo dei tassi entro fine anno, con effetti sui rendimenti dei titoli a breve scadenza.
Reazione di mercato e opportunità di trading
Nonostante il contesto macro favorevole, l’euro è inizialmente sceso dello 0,3% fino a circa 1,1412, configurando una potenziale opportunità di disallineamento dei prezzi. I cicli di mercato passati mostrano che, quando dati fondamentali solidi si scontrano con una vendita “di riflesso” sulla valuta, il ribasso spesso è di breve durata una volta che si consolidano le aspettative di rialzo dei tassi. Suggeriamo di valutare posizioni long sull’euro o opzioni call per sfruttare un possibile rimbalzo nel medio termine.
Inoltre, ci attendiamo una volatilità più elevata sui futures sui tassi con l’avvicinarsi della riunione di politica monetaria di ottobre. L’uso di derivati basati sulla volatilità, come strategie straddle sull’euro, potrebbe generare profitti mentre il mercato ricalibra le attese sulla prossima mossa della banca centrale. Sarà inoltre cruciale monitorare i dati settimanali sull’offerta energetica per definire il timing degli ingressi.
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