L’aumento dei rendimenti sovrani viene inquadrato come un problema più ampio del G7, piuttosto che come un fenomeno esclusivamente statunitense, con l’attenzione rivolta a come potrebbero reagire le valute se questi rendimenti iniziassero a scendere a velocità diverse. La Cina viene presentata come un’eccezione, con il dollaro descritto in rialzo contro lo yuan per la prima volta da “una vita”, e con confronti attribuiti a Reuters che mettono l’accento sul differenziale di rendimento tra Stati Uniti e Cina, insieme alle tensioni nel settore immobiliare cinese.
Intervento valutario del Giappone e gestione dei rendimenti
In Giappone, il ministero delle Finanze ha ribadito che i principi alla base dell’intervento valutario coordinato Giappone–USA di luglio restano validi, anche se le aspettative di mercato hanno oscillato. Il posizionamento nel breve termine viene descritto come sensibile alla possibilità che i rendimenti arretrino e si stabilizzino, con un riferimento concreto fissato al mantenimento del decennale sotto il 5%. Il passaggio richiama inoltre un “effetto venerdì” sui mercati, segnala la retorica legata ai rischi connessi alla guerra e ai prezzi del petrolio, e cita un report di “Daily Shot” secondo cui alcuni investitori stanno prelevando liquidità dai conti di investimento.
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