EUR/USD Scivola mentre si amplia il divario di politica monetaria tra inflazione USA e outlook della Fed
L’EUR/USD è sceso a circa 1,1365 nelle prime contrattazioni asiatiche di venerdì, mantenendosi vicino a un minimo a 13 mesi in area 1,1350, mentre i mercati si sono orientati ulteriormente verso ulteriori rialzi dei tassi USA. L’attenzione si sposterà in seguito sull’Indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan, in uscita venerdì, dopo che i nuovi dati sull’inflazione hanno rafforzato il dollaro statunitense.
A maggio, l’indice dei prezzi PCE (Personal Consumption Expenditures) headline è salito del 4,1% su base annua, dal 3,3% di aprile, superando il 4,0% per la prima volta in tre anni, complice il rincaro dell’energia legato al conflitto in Medio Oriente. Il PCE core è aumentato al 3,4% dal 3,3%, il dato core annuo più elevato da ottobre 2023, e i dati del CME FedWatch indicano la probabilità di un rialzo dei tassi nella riunione del 15–16 settembre a quasi il 63,4%. Anche l’euro ha subito pressioni dai segnali di politica monetaria della Banca Centrale Europea (BCE): a giugno la BCE ha alzato il tasso sui depositi di 25 punti base al 2,25%, mentre i policymaker hanno indicato un approccio misurato rispetto agli effetti di contagio legati al conflitto e alle dinamiche inflazionistiche di più lungo periodo nell’Eurozona.
Persistente divergenza di politica monetaria favorisce ulteriore debolezza dell’euro
Considerato l’ampliamento del gap tra una Federal Reserve orientata in senso restrittivo e una Banca Centrale Europea più accomodante, prevediamo una prosecuzione della debolezza della coppia EUR/USD. Il dollaro si rafforza dopo che l’inflazione PCE di maggio negli Stati Uniti è balzata al 4,1%, spingendo i mercati a prezzare un rialzo dei tassi. Dovremmo posizionarci affinché l’euro metta alla prova e potenzialmente rompa al ribasso il minimo a 13 mesi nelle prossime settimane.
Questa divergenza di politica monetaria è ormai una chiara realtà statistica. Mentre il PCE core USA ha toccato un massimo pluriennale al 3,4%, le recenti stime flash di Eurostat mostrano che l’Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo (IAPC/HICP) nell’Eurozona resta nettamente più basso, al 2,9%. Questo differenziale inflazionistico significativo offre alla Fed un mandato chiaro per irrigidire la politica, mentre la BCE rimane prudente.
Strategia di trading: opzioni, futures e carry trade
Guardiamo quindi all’acquisto di opzioni put su EUR/USD con scadenza ad agosto e settembre. Strike sotto il livello di 1,1300, come 1,1250 e 1,1200, appaiono interessanti per catturare la prossima gamba ribassista. Questa strategia consente di beneficiare di un euro in calo, definendo chiaramente il rischio massimo.
Storicamente, i periodi di marcata divergenza tra Fed e BCE hanno portato a trend valutari prolungati. Un dinamismo simile si è visto nel 2014-2015, quando la Fed segnalò la fine del quantitative easing mentre la BCE stava appena avviando il proprio, facendo scendere l’EUR/USD di oltre il 20% in meno di un anno. L’assetto attuale, guidato dall’inflazione e dagli shock energetici geopolitici, sta mostrando un pattern analogo.
Per i trader a proprio agio con la leva, stiamo impostando posizioni corte su contratti futures EUR/USD. Il target immediato è il livello psicologico di 1,1300, con un obiettivo secondario in area 1,1240. Utilizzeremo uno stop-loss stretto sopra la recente area di consolidamento per gestire il rischio in modo efficace.
La convinzione del mercato è elevata, con il CME FedWatch Tool che ora indica una probabilità del 63,4% di un rialzo dei tassi della Fed nella riunione del 15-16 settembre. È un segnale forte che non risulta ancora pienamente riflesso nel prezzo della valuta, offrendo spazio per ulteriori ribassi. Lo consideriamo un catalizzatore ad alta probabilità per la continuazione della forza del dollaro.
Sul fronte opposto, i commenti della presidente BCE Lagarde suggeriscono una riluttanza a reagire in modo aggressivo allo shock dei prezzi dell’energia legato al conflitto in Medio Oriente. Con il tasso sui depositi BCE al 2,25%, l’allargamento del differenziale dei tassi a favore del dollaro continuerà a pesare in modo significativo sull’euro. Questo rende interessante mantenere posizioni short sull’euro in ottica di carry trade.
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