EUR/USD è rimasto pressoché invariato intorno a 1,1445 nelle prime contrattazioni di venerdì, mentre i mercati valutavano i nuovi titoli dal Medio Oriente e guardavano al dato preliminare di luglio dell’Indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan più tardi in giornata. Secondo Reuters, l’Iran avrebbe chiesto alla milizia Houthi dello Yemen di essere pronta a chiudere la rotta petrolifera del Mar Rosso se gli Stati Uniti dovessero colpire le infrastrutture energetiche iraniane, mentre Tasnim ha riferito di un’altra esplosione a Bandar Abbas, Qeshm e Ahvaz; forti boati sono stati uditi anche in Kuwait e a Bassora. All’inizio della settimana, Donald Trump ha minacciato attacchi contro ponti e centrali elettriche iraniane la prossima settimana a meno che i colloqui non riprendano, uno sfondo che può favorire il Dollaro USA.
In Europa, ci si attende che la BCE mantenga i tassi invariati il prossimo giovedì, ma Reuters ha riportato che il mercato la vede alzare i tassi per la seconda volta quest’anno a settembre, qualora i prezzi dell’energia riaccendessero le pressioni inflazionistiche. Negli Stati Uniti, la governatrice della Fed Lisa Cook ha assunto un tono lievemente più “hawkish”, con un punteggio FXS Speechtracker di 6,4/10 rispetto a una media storica di 6,3/10, mentre l’FXS Fed Sentiment Index è salito di 0,20 punti a 126,33 dal benchmark neutrale di 100, rafforzando l’idea che la politica monetaria non abbia fretta di allentare. Un ulteriore contesto di mercato mostra che l’euro ha rappresentato il 31% del turnover FX nel 2022, con volumi medi giornalieri oltre 2,2 trilioni di dollari; EUR/USD costituisce circa il 30% di tutte le transazioni, seguito da EUR/JPY al 4%, EUR/GBP al 3% ed EUR/AUD al 2%.
Posizionamento sui derivati e gestione del rischio in presenza di rischi geopolitici
Raccomandiamo ai trader di derivati di posizionarsi per un Dollaro USA più forte nelle prossime settimane, poiché i conflitti in Medio Oriente minacciano i corridoi energetici globali. Le minacce alla rotta petrolifera del Mar Rosso potrebbero facilmente spingere il Brent oltre i 90 dollari al barile, uno scenario che storicamente innesca consistenti flussi “safe haven” verso il biglietto verde. Per gestire questo rischio, valutiamo l’acquisto di opzioni put EUR/USD out-of-the-money per proteggerci da un calo improvviso sotto l’attuale livello di 1,1445.
Politica delle banche centrali e approcci strategici di trading
Il tono più restrittivo della Federal Reserve sostiene ulteriormente questa visione ribassista sull’euro, soprattutto con il Fed Sentiment Index in aumento a 126,33. Ciò indica che i tassi USA probabilmente resteranno più alti più a lungo, mantenendo un vantaggio di rendimento rispetto all’Eurozona. Consigliamo di vendere EUR/USD sui brevi rimbalzi oppure di utilizzare futures sui tassi d’interesse a breve termine per sfruttare questa persistente divergenza di politica monetaria.
Sebbene la Banca Centrale Europea sia attesa mantenere i tassi fermi il prossimo giovedì, un’inflazione alimentata dall’energia potrebbe costringerla a un rialzo a settembre, storicamente in grado di aumentare la volatilità dell’euro del 15%-20% intorno alle riunioni di politica monetaria. Anche il dato preliminare odierno sulla fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan offrirà un’indicazione immediata per il Dollaro. Suggeriamo l’uso di strategie in opzioni di tipo long straddle per trarre beneficio da questi imminenti e bruschi movimenti di prezzo senza dover scegliere una direzione definita.
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