EUR/USD ha esteso un rimbalzo intraday nelle prime ore delle contrattazioni europee di giovedì, riportandosi sopra 1,1400 dopo aver recuperato gran parte della flessione notturna fino a un minimo settimanale. Il dollaro USA si è indebolito in scia a dati statunitensi più deboli delle attese e alle dichiarazioni del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh, che non hanno fornito indicazioni esplicite sul futuro percorso dei tassi. ADP ha indicato che l’occupazione nel settore privato è aumentata di 98 mila unità a giugno, in calo rispetto alle 122 mila precedenti e sotto le attese di 113 mila, mentre l’ISM manifatturiero è sceso a 53,3 da 54.
Warsh ha comunque affermato che l’inflazione resta elevata e ha ribadito l’impegno della Fed verso il target del 2%, mentre i mercati continuano a prezzare almeno un rialzo dei tassi entro fine anno, elemento che potrebbe limitare ulteriori perdite del biglietto verde. I rischi geopolitici sono rimasti al centro dell’attenzione dopo che i colloqui indiretti USA-Iran a Doha si sono conclusi senza progressi verso una pace duratura, nonostante le tensioni attorno allo Stretto di Hormuz, mentre la Russia ha lanciato missili e droni su Kyiv nelle prime ore di giovedì. In Europa, dati più soft sull’inflazione dell’Eurozona per giugno hanno ridotto la percezione del rischio di un rialzo dei tassi BCE a luglio, e gli operatori guardano al report sui Nonfarm Payrolls USA per orientarsi sulle prospettive di politica monetaria della Fed.
Andamento attuale dei prezzi e divergenza di politica monetaria tra le banche centrali
Stiamo osservando il cross EUR/USD tentare un movimento al rialzo verso 1,0900 nella seduta del 2 luglio 2026. Il dollaro USA si sta indebolendo alla luce dei recenti indicatori macro che suggeriscono un raffreddamento del mercato del lavoro e un allentamento dell’attività manifatturiera. Questo concede per ora un po’ di respiro all’euro.
Il mercato continua ad attendersi tagli dei tassi da parte della Federal Reserve nella seconda parte dell’anno, con il CME FedWatch Tool che segnala una probabilità superiore al 65% di almeno un taglio entro dicembre. Tuttavia, il presidente della Fed Jerome Powell ha ribadito con costanza che, con l’inflazione core ancora “appiccicosa” intorno al 2,8%, la battaglia non è ancora vinta. Questa cautela della Fed dovrebbe offrire un supporto al dollaro, impedendo un suo crollo completo.
Al contrario, la Banca Centrale Europea appare più pronta ad allentare la politica monetaria, avendo avviato il ciclo di tagli già a giugno 2024. Con l’inflazione dell’Eurozona in area 2,5%, la BCE ha maggiore margine per ulteriori riduzioni dei tassi rispetto alla controparte statunitense. Riteniamo che questa divergenza di policy finirà per contenere eventuali rialzi ampi e sostenuti dell’EUR/USD.
Scenario laterale, volatilità e rischi chiave
Alla luce di questi segnali contrastanti, ci aspettiamo che la coppia resti intrappolata in un range in attesa dei dati chiave della settimana. La volatilità storica su EUR/USD è attualmente vicino ai minimi pluriennali, rendendo i premi delle opzioni relativamente contenuti. Di conseguenza, stiamo valutando l’acquisto di straddle prima del report USA sui Nonfarm Payrolls (NFP) di questo venerdì, per sfruttare un potenziale breakout in entrambe le direzioni.
Non va inoltre ignorato il “rumore di fondo” legato alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e in Europa orientale, che potrebbe innescare improvvisamente una fuga verso la qualità a favore del dollaro USA. Il report NFP rappresenta il catalizzatore più importante nel breve termine: un dato sull’occupazione sorprendentemente robusto probabilmente rinvierebbe le attese di tagli dei tassi e rafforzerebbe il dollaro, mentre una lettura debole rafforzerebbe lo scenario di allentamento monetario.
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