Strategie di breakout su EUR/USD in un contesto di debolezza del dollaro
Consigliamo ai trader di derivati di posizionarsi per un breakout sostenuto di EUR/USD dopo che il cambio ha toccato 1,1614, mentre l’US Dollar Index (DXY) ristagna vicino ai minimi da giugno a 99,30. Poiché il DXY è sceso sotto la soglia psicologica chiave di 100, i dati storici indicano che movimenti di questo tipo spesso innescano vendite automatizzate da parte di strategie trend-following. Possiamo sfruttare questo slancio acquistando opzioni call EUR/USD out-of-the-money per catturare rapidi rialzi con rischio rigorosamente limitato.
Con i mercati che prezzano una probabilità del 70% di una pausa della Federal Reserve a settembre, la divergenza di politica monetaria rispetto a una Banca Centrale Europea più hawkish resta il nostro focus principale. Per capitalizzare, dovremmo valutare bull call spread su EUR/USD per ridurre il costo del premio puntando al livello di 1,1700 nelle prossime settimane. La strategia trova supporto fondamentale nel fatto che l’inflazione core dell’Eurozona resta al 2,5%, mantenendo i policymaker della BCE sotto pressione per alzare i tassi anche mentre la domanda di lavoro negli USA rallenta.
Rischi geopolitici ed eventi macro ad alto impatto
Tuttavia, non dobbiamo ignorare le incognite geopolitiche, in particolare con la scadenza del memorandum d’intesa USA-Iran e le restrizioni al traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. Per coprirci dal rischio di un improvviso balzo dell’inflazione trainata dall’energia, suggeriamo di acquistare call di breve termine sul Brent oppure di utilizzare straddle su EUR/USD. Storicamente, shock energetici improvvisi riattivano rapidamente la domanda difensiva di biglietti verdi, con il potenziale di invertire bruscamente i recenti guadagni dell’euro.
Guardando a mercoledì, i dati HICP dell’Eurozona e i verbali del FOMC agiranno da principali market mover. Raccomandiamo di operare questo doppio evento acquistando strangle su EUR/USD per beneficiare di una forte espansione della volatilità implicita. Statistiche di trading recenti mostrano che l’average true range della coppia si amplia fino al 40% nelle giornate in cui vengono pubblicati simultaneamente dati macro di primo livello negli USA e in Europa.
EUR/USD ha ridotto i guadagni iniziali lunedì, mentre il dollaro USA si è stabilizzato dopo aver iniziato la settimana sotto pressione di vendita. La coppia scambiava vicino a 1,1580 dopo aver raggiunto 1,1614, il livello più alto dal 17 giugno, mentre l’US Dollar Index (DXY) oscillava intorno a 99,57 dopo essere sceso a 99,30, il minimo dal 5 giugno. Il tono del dollaro è stato definito da aspettative ridotte di un rialzo dei tassi Fed nel breve periodo, insieme alle tensioni in Medio Oriente che hanno sostenuto una certa domanda difensiva.
I mercati non prezzano più un rialzo Fed alla riunione di settembre; il CME FedWatch indica la probabilità che i tassi restino invariati il mese prossimo intorno al 70%. Dati recenti degli Stati Uniti hanno segnalato una domanda di lavoro più debole, una spesa dei consumatori in rallentamento e pressioni inflazionistiche in attenuazione, mentre ci si attende ampiamente che la Banca Centrale Europea alzi i tassi per la seconda volta quest’anno a settembre, nell’ambito dell’obiettivo di inflazione al 2%. Separatamente, il memorandum d’intesa di 60 giorni tra USA e Iran è scaduto lunedì senza un accordo duraturo e il transito nello Stretto resta fortemente limitato, mantenendo sotto i riflettori i rischi di inflazione legati all’energia. L’attenzione si sposta sulle letture definitive di luglio dell’HICP dell’Eurozona mercoledì, con l’inflazione core attesa confermata al 2,5% su base annua, e sui verbali della riunione FOMC di luglio in uscita lo stesso giorno.
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