EUR/USD è sceso giovedì, interrompendo un rialzo di due giorni, mentre il Dollaro USA si è stabilizzato dopo il calo seguito a dati sull’inflazione statunitense più deboli delle attese. La coppia si attestava intorno a 1,1457, in moderato ribasso nella seduta. Il sentiment di rischio è rimasto fragile: il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente ha spinto al rialzo i prezzi del petrolio e alimentato i timori che l’allentamento dell’inflazione di giugno possa invertirsi. Questo, a sua volta, ha contribuito a limitare ulteriori indebolimenti del biglietto verde, mentre i mercati continuano a prezzare un aumento dei tassi della Federal Reserve entro fine anno.
L’indice del Dollaro (DXY) era vicino a 100,60 dopo essere sceso a 100,35 mercoledì, il livello più basso dal 18 giugno. Ulteriore supporto è arrivato dai dati sul lavoro: le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione sono state pari a 208 mila nella settimana conclusa l’11 luglio, contro una previsione di 217 mila. Le vendite al dettaglio negli USA sono salite dello 0,2% m/m a giugno, in linea con le attese, mentre maggio è stato rivisto a +1,0% da +0,9%; il “control group” delle vendite al dettaglio è risultato a +0,5%, in calo da +0,8% di maggio e coerente con le stime. Separatamente, gli Stati Uniti hanno condotto la quinta notte consecutiva di attacchi su obiettivi iraniani, e l’Iran ha risposto contro asset statunitensi in Kuwait, Bahrein e Giordania; il WTI trattava vicino a 80 dollari, in rialzo di circa il 12% questa settimana. Un sondaggio Reuters ha mostrato che tutti i 74 economisti si aspettano che la BCE mantenga il tasso sui depositi al 2,25% a luglio, mentre il 70% prevede un ulteriore rialzo quest’anno, probabilmente a settembre.
Strategie Derivate per EUR/USD e il Dollaro USA
Alla luce della improvvisa pressione ribassista su EUR/USD verso 1,1457 e di un indice del Dollaro più forte a 100,60, raccomandiamo ai trader di derivati di concentrarsi nelle prossime settimane su opzioni put di breve periodo su EUR/USD. I dati sul lavoro USA migliori delle attese, con le richieste di sussidio scese a 208.000, suggeriscono che l’economia statunitense resta altamente resiliente. Questa solidità rafforza la tesi di una Federal Reserve orientata a mantenere i tassi più alti più a lungo, favorendo il biglietto verde.
Volatilità Energetica, Inflazione e Futures sui Tassi
Dobbiamo inoltre prepararci a un aumento della volatilità sui mercati energetici, con il greggio WTI in rialzo del 12% questa settimana verso 80 dollari a causa dell’escalation dei conflitti in Medio Oriente. Storicamente, le minacce ai principali colli di bottiglia marittimi come lo stretto di Bab el-Mandeb hanno innescato immediati balzi dei costi di trasporto e dei prezzi del petrolio, analogamente all’aumento del 150% dei noli globali osservato durante la crisi del Mar Rosso del 2024. I trader potrebbero valutare l’acquisto di opzioni call out-of-the-money sui futures WTI per coprirsi da improvvise interruzioni dell’offerta.
L’aumento dei costi energetici rischia di invertire le recenti dinamiche di raffreddamento dell’inflazione, rendendo opportuno prepararsi a una politica monetaria più restrittiva sia da parte della Fed sia della Banca Centrale Europea (BCE). Sebbene la BCE sia ampiamente attesa in pausa sul tasso sui depositi al 2,25% questo mese, un robusto 70% degli economisti prevede già un ulteriore rialzo entro settembre. Suggeriamo di operare su futures sui tassi a breve termine, come i contratti Euribor o Secured Overnight Financing Rate (SOFR), per posizionarsi in vista di un rinnovato orientamento “hawkish”.
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