BNY afferma che i clienti cross-border hanno in larga misura capitolato sulle posizioni long in yen giapponese (JPY) e won sudcoreano (KRW), mentre entrambe le valute restano deboli rispetto al dollaro USA (USD) e allo yuan cinese (CNY). I dati iFlow mostrano che qualsiasi residuo long su JPY e KRW è crollato, mentre l’intervento viene descritto come poco adatto a produrre un apprezzamento strutturale. Il calo del petrolio ha ridotto il supporto, via bilancia dei pagamenti, a un ulteriore deprezzamento; inoltre l’impulso del carry in USD si è attenuato dopo le ultime dichiarazioni del presidente della Fed Kevin Warsh, che non sono state interpretate come eccessivamente hawkish.
La nota aggiunge che la Cina è rimasta in silenzio sulle valutazioni di JPY, KRW e dollaro taiwanese (TWD), a fronte di una limitata reazione anche da parte degli Stati Uniti. Il Segretario al Tesoro USA Scott Bessent aveva dichiarato a gennaio che il KRW non scambiava in linea con i fondamentali, eppure la valuta si è indebolita ulteriormente. Poiché i rialzi dei tassi attesi nella regione dovrebbero essere più contenuti rispetto a quelli dei pari nei mercati sviluppati fuori dall’Asia, l’analisi indica la geopolitica e la strategia sulla supply chain dell’IA come potenziali catalizzatori — incluso un possibile “segnale” tramite il rapporto valutario semestrale — che potrebbero innescare un brusco aggiustamento e lasciare JPY, KRW e TWD esposte a un rafforzamento.
Debolezza valutaria estrema e posizionamento di mercato
Rileviamo che i trader hanno infine rinunciato a scommettere su un rafforzamento di yen giapponese e won sudcoreano, mentre entrambe le valute restano vicino ai minimi pluridecennali contro il dollaro USA. Con USD/JPY in area 172 e USD/KRW oltre 1450, gli ultimi dati CFTC mostrano che le posizioni nette corte dei non-commercial sullo yen sono ai massimi da giugno 2024. Questo posizionamento estremo suggerisce un trade affollato e vulnerabile a un’inversione.
Le ragioni fondamentali della persistente debolezza valutaria stanno perdendo forza. L’inflazione core giapponese, pubblicata la scorsa settimana, si è attestata al 2,5%, mantenendo la pressione sulla Bank of Japan affinché dia seguito ai cauti rialzi dei tassi di inizio anno con azioni più concrete. Analogamente, il forte calo dei prezzi del petrolio sotto i 65 dollari al barile per il WTI ha migliorato in modo significativo i termini di scambio per importatori di energia come Giappone e Corea del Sud, un fattore che dovrebbe sostenere le rispettive valute.
Dall’altra parte, anche la tesi di un dollaro USA persistentemente forte sta perdendo slancio. L’ultimo indice dei prezzi PCE (Personal Consumption Expenditures) degli Stati Uniti per maggio 2026 ha mostrato un ulteriore raffreddamento al 2,6% su base annua, indebolendo l’argomentazione a favore di una Fed orientata a mantenere una postura restrittiva. Ciò riduce l’attrattiva del carry trade in USD, che è stato uno dei principali motori della forza del biglietto verde.
Catalizzatori geopolitici e la tesi dell’apprezzamento delle valute asiatiche
Il catalizzatore più importante, tuttavia, potrebbe arrivare dalla politica strategica USA legata alla supply chain dell’IA. Riteniamo che l’amministrazione statunitense stia diventando sempre più preoccupata dal fatto che la debolezza di JPY, KRW e TWD renda troppo a buon mercato tecnologia critica proveniente dall’Asia, come le memorie ad alta larghezza di banda e i semiconduttori avanzati. Ciò potrebbe, involontariamente, sovvenzionare i concorrenti, un rischio evidenziato da una recente revisione del Dipartimento del Commercio sulla sicurezza della catena di fornitura annunciata a fine giugno 2026.
In questo contesto, riteniamo che il rischio sia ora sbilanciato verso un apprezzamento improvviso e marcato di queste valute asiatiche. Con un posizionamento di mercato così sbilanciato, qualsiasi segnale politico coordinato dagli Stati Uniti — forse attraverso l’imminente rapporto valutario del Tesoro — potrebbe innescare un rally significativo. Stiamo quindi valutando strutture in derivati a basso costo, come l’acquisto di opzioni call out-of-the-money su JPY e KRW, per posizionarci in vista di un potenziale shock rialzista nelle prossime settimane.
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