AUD/USD è salito marginalmente fino a circa 0,6985 nelle prime contrattazioni asiatiche, mentre il Dollaro USA si è indebolito dopo che l’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan è sceso a 46,3 in ottobre da 48,1, sotto le attese di consenso pari a 47,6. Le aspettative d’inflazione dell’UoM sono aumentate, ma il pricing dei derivati ha indicato un percorso prudente della Federal Reserve: il CME FedWatch segnalava una probabilità del 17,7% di un rialzo di 25 pb questo mese contro il 24,4% di una settimana prima, mentre le probabilità per dicembre erano all’84,1%. Anche la volatilità dei Treasury si è attenuata, con un indice MOVE in calo citato come fattore di stabilizzazione per le valute sensibili al rischio e per le operazioni di carry trade sui mercati emergenti. La comunicazione della Fed è rimasta restrittiva; una lettura dell’FXS Speechtracker a 7,3/10 si è collocata sopra la media storica di 7,2/10, mentre l’FXS Fed Sentiment Index è sceso di 0,25 punti a 138,33, restando comunque sopra il livello neutrale di 100.
Aspettative sui tassi in Australia e outlook tecnico
In Australia, le aspettative sui tassi si sono raffreddate dopo che l’inflazione CPI ha rispettato le previsioni, riducendo le probabilità implicite di un rialzo della Reserve Bank of Australia a inizio novembre a circa il 20%, con i mercati monetari orientati verso una pausa. L’attenzione si sposta sui verbali della riunione della RBA, in uscita martedì. Sul piano tecnico, AUD/USD ha mantenuto un’impostazione ribassista sotto la SMA a 100 giorni, con l’RSI a 14 giorni a 40,9; le resistenze sono state individuate in area 0,7020 e 0,7045, mentre i supporti si collocavano intorno a 0,6889–0,6890, con un riferimento alla banda di Bollinger superiore vicino a 0,7155.
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