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La Fed lascia invariati i tassi: cosa succederà ora ai mercati?

by VT Markets
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Aug 7, 2026

Panoramica

  • La Federal Reserve ha lasciato i tassi invariati nella riunione di luglio 2026 del FOMC (il comitato che decide la politica monetaria), ma con un messaggio più “hawkish”, cioè più orientato a ulteriori rialzi, del previsto.
  • Tre esponenti della Fed hanno sostenuto un ulteriore rialzo di 25 punti base (0,25 punti percentuali), segnalando timori crescenti che l’inflazione resti ostinata.
  • Il presidente Kevin Warsh ha ribadito l’obiettivo d’inflazione al 2% e l’intenzione di mantenere una politica “restrittiva”, cioè tassi alti e condizioni finanziarie rigide, finché i prezzi non saranno stabili.
  • La Federal Reserve ha evitato indicazioni sul prossimo passo a settembre (forward guidance: segnali anticipati sulle mosse future), mostrando più attenzione ai dati in arrivo.
  • I rendimenti dei Treasury (titoli di Stato USA) sono saliti con forza: il rendimento del Treasury trentennale ha toccato i massimi dal 2007 mentre il mercato ricalibrava le aspettative sui tassi.

La riunione di luglio 2026 della Federal Reserve si è chiusa con tassi invariati, come ampiamente atteso. Ma il punto non era la decisione in sé: gli investitori hanno guardato alla spaccatura interna nel Federal Open Market Committee (FOMC, il comitato della Fed che vota sui tassi), al tono più duro di Kevin Warsh e alla scelta di non anticipare la mossa successiva.

La Fed non ha indicato la fine della stretta: ha confermato l’impegno a riportare l’inflazione al 2%. Tono più “hawkish”, rendimenti dei Treasury in aumento e più volatilità (oscillazioni dei prezzi) indicano che la politica monetaria restrittiva potrebbe durare più del previsto.

Pausa, ma non cambio di rotta

Anche se il federal funds rate (il tasso di riferimento a breve negli USA, che guida il costo del denaro nell’economia) è rimasto invariato, il voto ha mostrato più divisioni. Tre funzionari—Lorie Logan, Neel Kashkari e Beth Hammack—hanno votato per un rialzo di 25 punti base (0,25%), segnalando che l’inflazione è ancora troppo persistente.

Warsh ha definito la spaccatura un dissenso “sano”, perché il confronto rafforza le decisioni. Ma le posizioni contrarie indicano che nuovi rialzi restano possibili se l’inflazione non rallenta davvero.

È cambiata anche la comunicazione. Il comunicato di luglio è stato più breve e diretto, senza forward guidance per settembre, cioè senza indicazioni preventive. Il comitato ha sottolineato che le prossime scelte dipenderanno dai dati macroeconomici in arrivo.

Inflazione ancora al centro

Nella conferenza stampa, Warsh ha chiarito che la Fed non considera conclusa la battaglia contro l’inflazione. Ha confermato l’obiettivo di lungo periodo al 2% e ha avvertito che non esiste una soluzione rapida per riassorbire anni di aumenti dei prezzi.

Secondo Warsh, l’inflazione si è formata in più anni per domanda forte, strozzature nelle catene di fornitura (ritardi e carenze di componenti e trasporti), squilibri nel mercato del lavoro (domanda e offerta di lavoratori non allineate) e rischi geopolitici. Riportare la stabilità dei prezzi richiederà quindi tempo e decisioni guidate dai dati.

Le sue parole indicano anche un cambio di focus: invece di discutere quando tagliare i tassi, la Fed punta a mantenere condizioni restrittive finché l’inflazione non sarà sotto controllo in modo convincente. Per chi opera sui mercati, capire questi movimenti macro è importante per valutare i prezzi degli asset (azioni, obbligazioni, valute e materie prime); per approfondire, consulta la guida sul Consumer Price Index (CPI) (indice dei prezzi al consumo, misura l’aumento dei prezzi pagati dalle famiglie) e la panoramica sull’analisi fondamentale (valuta un asset usando dati economici e conti, non solo i grafici).

Una Fed più dipendente dai dati

Uno dei messaggi principali è stata l’assenza di indicazioni per settembre. A differenza di altre riunioni, i responsabili hanno evitato di suggerire la prossima mossa.

Questo aumenta il peso delle prossime statistiche, soprattutto inflazione, dati sul lavoro e indicatori di crescita. Ogni dato importante prima della riunione successiva può cambiare le attese sui tassi.

La Fed ha anche ritoccato il testo del comunicato, sostituendo “ha riaffermato il proprio impegno” con “continua il proprio impegno”. Il cambio serve a non far pensare a un percorso già deciso. Chi opera in mercati più instabili spesso usa indicatori di volatilità (misure delle oscillazioni dei prezzi); vedi la guida al VIX (indice della volatilità attesa sull’azionario USA) e l’Average True Range (ATR) (indicatore che misura l’ampiezza media dei movimenti di prezzo su un periodo).

Reazione dei mercati

I mercati hanno letto la riunione come più restrittiva del previsto.

I rendimenti dei Treasury sono saliti bruscamente: il Treasury USA a 30 anni è arrivato intorno al 5,21%, massimo dal 2007. Rendimenti lunghi più alti indicano che gli investitori si aspettano tassi elevati più a lungo e chiedono un premio maggiore per il rischio inflazione (cioè una remunerazione extra per proteggersi dall’aumento dei prezzi).

Sotto pressione anche le Borse. Rendimenti più alti aumentano i costi di finanziamento e rendono meno attraenti i titoli “growth” (azioni che puntano sulla crescita futura, spesso nel tech), perché i guadagni attesi lontani nel tempo valgono meno con tassi più alti.

Il dollaro ha trovato sostegno, perché il mercato ha aumentato la probabilità di una politica restrittiva più lunga.

La reazione conferma che la comunicazione può pesare quanto la decisione sui tassi. Anche con tassi fermi, la Fed ha rafforzato l’idea che un allentamento (tagli dei tassi) non sia vicino.

Oro: reazione mista

L’oro ha mostrato un andamento contrastato dopo l’annuncio.

L’oro spot (prezzo “pronto”, per consegna immediata) è sceso inizialmente di circa lo 0,5% a circa 4.042 dollari l’oncia, per effetto del tono più duro della Fed. I futures sull’oro (contratti che fissano oggi un prezzo per comprare/vendere in una data futura) sono saliti leggermente, segnalando incertezza sul quadro di lungo periodo.

L’aumento dei rendimenti dei Treasury ha penalizzato anche il metallo: l’oro non paga interessi, quindi quando i rendimenti obbligazionari salgono aumenta il costo opportunità di detenere oro (rinunciare agli interessi delle obbligazioni).

Nonostante le pressioni di breve, lo scenario dell’oro resta legato all’incertezza macroeconomica. I mercati tradizionali dell’oro chiudono nel weekend, lasciando gli operatori esposti a eventi geopolitici o dichiarazioni di politica monetaria fino a lunedì—spesso con “gap” di prezzo (salti tra chiusura e riapertura). Per ridurre questo rischio, è possibile accedere a liquidità 24/7 e limitare l’esposizione ai gap del weekend con XAUUSD247, con dimensioni flessibili a partire da 1 oncia rispetto ai contratti tradizionali da 100 once.

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Cosa guardare prima di settembre

Senza forward guidance, il mercato guarderà quasi solo ai dati macro.

Tra le uscite chiave: CPI (indice dei prezzi al consumo), PCE Price Index (indice prezzi delle spese per consumi personali, la misura d’inflazione preferita dalla Fed), Nonfarm Payrolls (nuovi occupati USA fuori dall’agricoltura), disoccupazione, crescita dei salari e vendite al dettaglio. Insieme, questi dati diranno se l’inflazione sta rallentando abbastanza o se servirà altra stretta.

La maggiore divisione nel voto aumenta l’incertezza. La maggioranza ha sostenuto lo stop a luglio, ma tre membri volevano già rialzare. Se l’inflazione resta alta, più esponenti potrebbero spostarsi su posizioni “hawkish” prima di settembre.

Da seguire anche gli interventi pubblici dei funzionari Fed: i commenti possono chiarire come viene valutato l’andamento di inflazione ed economia.

Punti chiave

Pur lasciando i tassi invariati, la riunione di luglio ha trasmesso un messaggio chiaramente restrittivo. Divisioni interne, stop alle indicazioni sul futuro e la linea dura di Warsh sull’inflazione indicano che la Fed non è pronta a passare a una politica più espansiva (tassi più bassi).

Per i mercati il segnale è semplice: diventano meno probabili tagli rapidi dei tassi, mentre inflazione e occupazione conteranno ancora di più nelle prossime decisioni.

FAQs
  1. Perché la Federal Reserve ha lasciato i tassi invariati?

La Fed ha lasciato i tassi invariati perché ritiene che l’attuale politica monetaria sia già abbastanza restrittiva, mentre valuta nuovi dati economici. Questo non significa che la lotta all’inflazione sia finita.

  1. Perché ci sono stati tre voti contrari nella riunione FOMC di luglio?

Lorie Logan, Neel Kashkari e Beth Hammack hanno votato per un rialzo di 25 punti base perché ritengono che l’inflazione resti troppo alta e che potrebbe servire altra stretta per riportare la stabilità dei prezzi.

  1. Cosa intendeva Kevin Warsh dicendo che la Fed non ha una “bacchetta magica”?

Warsh ha spiegato che l’inflazione si è accumulata in anni e non può sparire in poche settimane o mesi. Servono tempo, una politica monetaria rigorosa e coerenza con l’obiettivo del 2%.

  1. Perché i rendimenti dei Treasury sono saliti dopo lo stop ai tassi?

I rendimenti sono saliti perché gli investitori hanno giudicato il messaggio della Fed più restrittivo del previsto. Il mercato ora vede tassi alti più a lungo e chiede rendimenti maggiori sulle obbligazioni governative di lunga durata.

  1. Cosa dovrebbero seguire gli investitori prima della riunione FOMC di settembre?

Da monitorare: dati sull’inflazione, PCE Price Index, Nonfarm Payrolls, disoccupazione, vendite al dettaglio, crescita del PIL (valore di beni e servizi prodotti) e commenti dei funzionari Fed. Questi indicatori guideranno la scelta tra conferma dei tassi e nuova stretta.

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