
Panoramica
- In agosto i datori di lavoro USA hanno creato 162.000 posti, ben oltre le attese, mentre la disoccupazione è rimasta al 4,1%. Questo ha riportato in alto le aspettative di un rialzo dei tassi della Fed a settembre verso il 60%.
- Ora il mercato guarda soprattutto ai dati sull’inflazione: l’indice dei prezzi alla produzione (PPI) è atteso il 10 settembre e l’indice dei prezzi al consumo (CPI) l’11 settembre, prima della riunione della Fed del 15–16 settembre.
- Un mercato del lavoro USA più forte tende a sostenere il dollaro e i rendimenti dei Treasury (titoli di Stato USA). L’oro può scendere se l’inflazione mantiene alte le attese sui tassi.
- I trader dovrebbero seguire USDX, XAUUSD, EURUSD, GBPUSD e USOil mentre i prezzi si avvicinano a importanti aree tecniche.
Dati sul lavoro solidi cambiano il confronto sulla Fed
Ad agosto il mercato del lavoro USA ha sorpreso in positivo. Le aziende hanno aggiunto 162.000 posti, contro stime intorno a 55.000, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto al 4,1%. Il report indica anche revisioni al rialzo dei dati su occupazione (“payrolls”, cioè i nuovi posti registrati dai libri paga) di giugno e luglio per un totale di 55.000.
La reazione è stata immediata. I rendimenti dei Treasury sono saliti, il dollaro si è rafforzato—monitorato tramite il Dollar Index (DXY), un indice che misura il dollaro contro un paniere di valute—e l’oro è finito sotto pressione perché gli operatori hanno aumentato la probabilità di un altro rialzo dei tassi della Federal Reserve (la banca centrale USA). Le quotazioni CME FedWatch (uno strumento che stima le probabilità delle decisioni sui tassi in base ai futures) indicavano circa il 60% di probabilità di un rialzo di 25 punti base (0,25 punti percentuali) a settembre, da meno del 50% prima del dato sul lavoro.
La solidità del lavoro dà alla Fed più margine per mantenere una politica “restrittiva”, cioè tassi relativamente alti per raffreddare l’economia e ridurre l’inflazione. L’attuale intervallo obiettivo dei federal funds (il tasso di riferimento a brevissimo termine negli USA) è 3,50%–3,75%, e nella riunione di luglio tre membri hanno votato per un aumento di 25 punti base.
Tuttavia, il dato sull’occupazione non chiude la partita per settembre. La retribuzione oraria media è salita del 3,1% su base annua, segnale che i salari non stanno accelerando in modo marcato. Questo lascia alla Fed la possibilità di attendere indicazioni più chiare dall’inflazione prima di decidere se sia necessario un altro rialzo.
Il CPI può orientare la scelta sui tassi di settembre
I prossimi due dati USA sull’inflazione arrivano a pochi giorni di distanza. Il PPI è previsto il 10 settembre, seguito dal CPI l’11 settembre, prima della riunione della Federal Reserve del 15 e 16 settembre.
Il calendario indica per il PPI USA “core” (dato depurato dalle componenti più volatili, come energia e alimentari) una previsione mensile dello 0,30%, contro 0,20% in precedenza. Per il CPI “core” (inflazione di fondo, senza energia e alimentari) la stima annua è 2,4%, in calo da 2,5%, mentre il CPI “headline” (dato complessivo) è atteso stabile al 3,4%.
Un dato d’inflazione più “caldo” (più alto delle attese) rafforzerebbe l’ipotesi di tassi più elevati. Con occupazione forte, inflazione sopra il target Fed del 2% e condizioni finanziarie non particolarmente restrittive (cioè credito e mercati non abbastanza “stretti”), i policymaker avrebbero più argomenti per aumentare i tassi. Kevin Warsh ha già messo maggiore enfasi sull’inflazione dopo gli interventi a Jackson Hole, e Barclays ora punta a due ulteriori rialzi da 25 punti base quest’anno.
Un CPI più “freddo” (più basso delle attese) cambierebbe lo scenario. Se le pressioni sui prezzi si attenuano, la Fed potrebbe sostenere che l’attuale livello dei tassi sta funzionando e lasciare invariata la politica monetaria nonostante i buoni dati sul lavoro.
Quindi la sequenza è chiara: prima il lavoro, poi l’inflazione, poi la decisione della Fed.
Le pressioni di Trump aggiungono un rischio di politica economica
Il confronto sulla politica monetaria si svolge anche mentre tornano le pressioni del presidente Donald Trump per tassi più bassi.
Dopo il forte report sul lavoro, Trump ha sostenuto che la forza dell’economia USA dovrebbe tradursi in costi di finanziamento più bassi e ha rinnovato la richiesta alla Fed di tagliare i tassi. Ha anche minacciato restrizioni commerciali contro i Paesi con surplus commerciale verso gli USA se la Fed non ridurrà i tassi.
Per i mercati questo crea un conflitto: una crescita più forte permette alla Fed di concentrarsi sull’inflazione, mentre la pressione politica spinge nella direzione opposta.
Le restrizioni commerciali possono anche complicare le prospettive sui prezzi. Se aumentano i costi delle importazioni e si interrompono le catene di fornitura (supply chain, cioè il sistema che porta beni e componenti dai produttori ai consumatori), l’inflazione potrebbe risalire, dando alla Fed un motivo in più per mantenere i tassi alti. Cambiamenti nei flussi commerciali possono influenzare anche i movimenti di capitale verso gli asset finanziari USA, i principali indici azionari e il mercato dei Treasury.
Simboli chiave da seguire
USDX | EURUSD | GBPUSD | XAUUSD | USOil
Eventi in arrivo
| Data | Valuta | Evento | Stima | Precedente | Commento analisti |
| 10 Sep | EUR | Main Refinancing Rate | 2.65% | 2.40% | Un tasso più alto rafforzerebbe l’attenzione su un’inflazione europea che resta tenace. |
| 10 Sep | USD | Core PPI m/m | 0.30% | 0.20% | Un PPI più forte potrebbe far salire le attese sui tassi in vista del CPI. |
| 11 Sep | GBP | GDP m/m | 0.00% | 0.30% | Un dato piatto segnalerebbe un rallentamento della crescita nel Regno Unito e potrebbe pesare sulla sterlina. |
| 11 Sep | USD | Core CPI y/y | 2.40% | 2.50% | Un dato più debole potrebbe ridurre la pressione sulla Fed per un ulteriore rialzo. |
| 11 Sep | USD | CPI y/y | 3.40% | 3.40% | Una sorpresa sopra il 3,4% potrebbe sostenere dollaro e rendimenti. |
Per una panoramica completa dei prossimi eventi macro, consulta l’Calendario economico di VT Markets.
Movimenti chiave della settimana
USDX

- L’USDX ha trovato resistenza in area 99,50 dopo che il forte dato sul lavoro USA ha spinto in alto le attese di rialzo dei tassi.
- Il prezzo potrebbe scendere e rompere 98,788 prima di recuperare. È possibile anche un affondo sotto il minimo recente (swing low, cioè un minimo tecnico di breve periodo) a 98,455, prima di un nuovo tentativo di salita.
EURUSD

- EURUSD ha trovato resistenza intorno a 1,1640.
- La coppia potrebbe superare 1,16588 o 1,17108 prima di girare al ribasso. In caso di calo, 1,1530 diventa l’area chiave da monitorare.
GBPUSD

- GBPUSD ha incontrato resistenza intorno a 1,3540, ma resta spazio per un nuovo allungo.
- Un superamento della resistenza porterebbe 1,3575 sotto i riflettori. Al ribasso, attenzione a 1,3440 e 1,3385.
USDJPY

- USDJPY è rimasto al centro dell’attenzione mentre la coppia consolidava (fase laterale/di pausa), con 155,215 indicato come prossimo livello al ribasso se la fase di consolidamento prosegue.
- Un consolidamento più profondo potrebbe riportare 158,75 in gioco come possibile area di resistenza.
XAUUSD (Oro)

- L’oro è sceso dopo il report sul lavoro di agosto, con dollaro e rendimenti dei Treasury in rialzo.
- L’oro potrebbe muoversi lateralmente prima di un nuovo tentativo di salita, con 4600 come area chiave monitorata.
SP500

- L’SP500 è rimasto su livelli elevati, con segnali di possibile pullback (rimbalzo al contrario, cioè correzione temporanea) o di movimento di “liquidità” intorno a 7777,15 (area dove spesso scattano ordini e stop che possono accelerare i prezzi).
- Una rottura sotto 7777,15 potrebbe anticipare una discesa, mentre la tenuta sopra quel livello sul grafico a 4 ore (4-Hour) potrebbe aprire la strada verso 7825.
USOil

- USOil si è consolidato vicino alla parte alta del range (fascia di oscillazione), mentre il rischio geopolitico in Medio Oriente restava elevato.
- Un movimento sopra 93,894 o un test di 94,95 manterrebbe l’attenzione su uno scenario di rialzo.
Sintesi
Il mercato avvia la settimana con un mercato del lavoro USA più forte, attese più alte di un rialzo Fed a settembre e un nuovo test sull’inflazione in arrivo. I dati PPI del 10 settembre e CPI dell’11 settembre potrebbero orientare le aspettative per la riunione della Fed del 15–16 settembre: un’inflazione più alta sosterrebbe dollaro e rendimenti dei Treasury e aumenterebbe la pressione sull’oro. Un CPI più debole potrebbe ridurre queste attese e lasciare spazio a un recupero degli asset rischiosi e dell’oro. EURUSD e GBPUSD restano esposti ai dati USA, mentre USOil continua a reagire agli sviluppi in Medio Oriente e al loro possibile impatto sull’inflazione.
FAQs
Qual è stato il risultato del report sul lavoro USA di agosto?
Le aziende hanno creato 162.000 posti in agosto, sopra la stima di 55.000. La disoccupazione è rimasta al 4,1%, mentre i dati sui nuovi posti (payrolls, cioè l’occupazione registrata dai libri paga) di giugno e luglio sono stati rivisti al rialzo di 55.000 complessivi.
Come hanno reagito i mercati finanziari?
I rendimenti dei Treasury (titoli di Stato USA) e il dollaro sono saliti, mentre l’oro è sceso. Il mercato ha portato la probabilità di un rialzo dei tassi della Fed a settembre a circa il 60%.
Questo dato garantisce un rialzo dei tassi Fed?
No, perché la crescita dei salari su base annua è rimasta moderata al 3,1%. Questo lascia alla Fed flessibilità per valutare i dati sull’inflazione prima di decidere.
Quali dati sull’inflazione saranno decisivi per il percorso dei tassi?
Il 10 settembre esce l’indice dei prezzi alla produzione (PPI, misura l’aumento dei prezzi “all’origine”, cioè pagati dalle imprese). L’11 settembre arriva l’indice dei prezzi al consumo (CPI, misura l’inflazione pagata dalle famiglie), subito prima della riunione Fed.
Come potrebbe il CPI cambiare lo scenario?
Un’inflazione più alta delle attese rafforzerebbe l’ipotesi di rialzo dei tassi. Un’inflazione più bassa permetterebbe alla Fed di lasciare i tassi invariati nonostante un’occupazione solida.
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