EUR/USD ha chiuso la settimana quasi invariato in area 1,1200 dopo non essere riuscito a mantenere l’allungo verso 1,1260, nonostante l’indebolimento del dollaro USA. In una prospettiva più ampia, il cambio spot ha ceduto circa sei figure rispetto ai massimi estivi sopra 1,1700, lasciando il grafico mensile orientato verso un secondo calo consecutivo. L’attenzione si sposta ora sui dati preliminari dell’inflazione di Germania ed Eurozona, insieme alle riunioni della Banca Centrale Europea e della Federal Reserve, con entrambe attese lasciare la politica monetaria invariata; il Fed Funds Target Range è visto confermato al 3,75%–4,00%, mentre saranno osservati anche l’inflazione PCE USA e una nuova stima della crescita del PIL del 3° trimestre.
Rischi geopolitici e prospettive sull’inflazione
Le tensioni geopolitiche attorno allo Stretto di Hormuz e la guerra Russia-Ucraina hanno contribuito a spingere al rialzo i prezzi dell’energia, aumentando il rischio che le pressioni esterne sui costi si radichino nell’inflazione dell’Eurozona. I mercati prezzano circa 18 punti base di ulteriore restrizione BCE entro fine anno, mentre l’indagine BCE di settembre ha mostrato un aumento delle aspettative d’inflazione a 12 mesi al 3,1% dal 3,0%, con la misura a tre anni stabile al 2,9% e quella a cinque anni al 2,5%.
Posizionamento di mercato e sentiment
Il posizionamento è fortemente ribassista: i dati CFTC hanno mostrato posizioni nette corte dei non-commerciali vicino a 137,6 mila contratti, open interest attorno a 874,6 mila e un’esposizione speculativa pari a -15,73% contro -11,41%; le opzioni risultavano però meno negative, con il risk reversal a un mese 25-delta a -0,531 e EUR/USD in calo dell’1,45% nel mese, mentre i risk reversal sono saliti di 0,114.
Inizia a fare trading ora — clicca qui per creare il tuo conto reale VT Markets.