L’oro è sceso sotto quota 4.000 dollari, mentre il rafforzamento dei prezzi dell’energia e l’aumento delle tensioni geopolitiche hanno alimentato i rischi d’inflazione e mantenuto i mercati concentrati sulla Federal Reserve. XAU/USD ha ceduto quasi lo 0,60% venerdì e scambiava in area 4.000 dollari dopo aver toccato un minimo di tre mesi a 3.975, portando il metallo a perdere quasi il 3,90% nella settimana, ovvero circa il 4% complessivo. Gli sviluppi in Medio Oriente hanno sostenuto il petrolio, con notizie che citano preparativi per un potenziale attacco all’Iran dopo le elezioni di medio termine e incidenti che coinvolgono l’IRGC nello Stretto di Hormuz, insieme a scambi di fuoco tra gli Houthi e l’Arabia Saudita. Il WTI è salito di oltre il 4% tornando sopra i 100 dollari, rafforzando l’aspettativa che i tassi possano restare restrittivi per riportare l’inflazione verso l’obiettivo del 2% della Fed.
I dati USA sono risultati contrastanti. L’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan è sceso marginalmente a 48 in ottobre da 48,1, mentre le aspettative d’inflazione a 12 mesi sono state del 4,7% e la misura a cinque anni del 3,5%. Il PMI preliminare di S&P Global ha mostrato il manifatturiero a 56 contro 55,9, mentre i servizi sono scesi a 57,9 da 58,8. I mercati monetari non prezzavano più un rialzo alla riunione Fed della prossima settimana, ma le probabilità implicite per dicembre erano al 78%, secondo Prime Terminal; l’attenzione si sposta quindi sull’indice core dei prezzi PCE di giovedì. Sul piano tecnico, i livelli di supporto citati includono 3.975, 3.959 e 3.941 dollari, mentre le resistenze sono viste a 4,10, 4.200, la SMA a 100 giorni a 4.224, la SMA a 50 giorni a 4.302, e 4.500 dollari, con l’RSI (14) in avvicinamento alla zona di ipervenduto.
Momentum dell’oro e posizionamento sui derivati
Dobbiamo riconoscere il chiaro momentum ribassista dell’oro, con i prezzi che rompono un supporto chiave in area 4.000 dollari. Gli operatori sui derivati dovrebbero valutare un posizionamento ribassista di breve periodo, come l’acquisto di opzioni put o l’assunzione di posizioni corte verso obiettivi inferiori a 3.959 e 3.941 dollari. Storicamente, quando il lingotto viola minimi trimestrali in concomitanza con l’aumento delle attese sui rendimenti, le vendite guidate dal momentum tendono a persistere finché non vengono testati livelli di supporto chiave più bassi.
Strategie su energia e FX tra geopolitica e inflazione
Per bilanciare questa esposizione al ribasso, dovremmo guardare a strategie long su derivati energetici mentre il greggio supera la soglia dei 100 dollari. L’attrito geopolitico attorno allo Stretto di Hormuz, un collo di bottiglia marittimo che convoglia quasi il 20% dei liquidi petroliferi globali, crea una pressione rialzista persistente sui prezzi dell’energia. L’utilizzo di opzioni call su futures del greggio può aiutare a intercettare il rally delle commodity compensando al contempo le perdite sui metalli privi di rendimento.
Con i mercati monetari che riflettono una probabilità del 78% di un rialzo dei tassi della banca centrale a dicembre, dobbiamo allineare le nostre strategie sui derivati a un dollaro USA più forte. I cambiamenti nei derivati sui tassi a breve indicano che una persistente inflazione energetica manterrà i costi di finanziamento più elevati più a lungo. Posizionarsi per un rafforzamento del dollaro contro valute a basso rendimento offre un efficace contrappeso in vista della prossima pubblicazione del core Personal Consumption Expenditures.
Infine, dobbiamo dare priorità a controlli del rischio rigorosi, poiché una fiducia dei consumatori su minimi plurimensili segnala condizioni di mercato potenzialmente irregolari. L’impostazione di stop-loss stringenti in prossimità della resistenza a 4.100 dollari proteggerà le posizioni short sull’oro da improvvise risalite “safe haven” alimentate dalla geopolitica. L’uso di spread su opzioni a rischio definito consente di restare operativi in mercati volatili senza esporre i conti a oscillazioni estreme dei margini.
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