L’argento scende per i timori sui tassi della Fed, mentre il calo della produzione in Perù e Messico aggrava le prospettive di deficit globale

by VT Markets
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Oct 16, 2026

Metals Focus e il Silver Institute si aspettano che l’offerta mondiale da miniera diminuisca leggermente quest’anno, con gli incrementi in Messico e Marocco più che compensati dai cali guidati da Perù e Argentina. I dati più recenti propendono però per una produzione più debole sia in Perù sia in Messico: il Perù ha riportato una produzione di argento gennaio–luglio in calo di 1,64 milioni di once (2,4%) su base annua, nonostante luglio abbia segnato un lieve +0,5%, mentre in Messico l’argento estratto a luglio è sceso del 4,3% (circa 0,58 milioni di once) e l’argento raffinato è diminuito del 2,3%. In Messico, un fermo a San Dimas si è trasformato in sciopero formale l’8 ottobre coinvolgendo circa 800 lavoratori; la produzione di argento del terzo trimestre è stata inferiore del 41% rispetto a un anno prima, con 12 giorni operativi persi, e ai ritmi dell’anno scorso ogni mese aggiuntivo di interruzione elimina circa 0,5 milioni di once, anche se una parte della perdita potrebbe essere rinviata più che definitiva. Altrove, Hindustan Zinc in India ha comunicato argento raffinato in aumento del 20% (circa 0,93 milioni di once) tra luglio e settembre, e un produttore messicano ha riportato una produzione totale in rialzo del 19% grazie alla messa a regime di una nuova miniera, mentre un progetto distinto in Messico ha ottenuto i permessi ambientali federali il 6 ottobre, con prima produzione modellata per la seconda metà del 2029.

I prezzi non sembrano ancora riflettere l’inclinazione dell’offerta. L’argento è sceso di circa il 6% il 14 ottobre dopo che l’inflazione statunitense ha sorpreso al rialzo e i mercati hanno riprezzato la possibilità di un ulteriore rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve; una rilevazione del tardo pomeriggio indicava l’argento a 55,41 dollari e l’oro a 4.098,80 dollari, implicando un rapporto oro/argento vicino a 74. A quel livello, l’argento risultava del 22,7% sotto la chiusura di fine 2025, mentre i rendimenti reali e il dollaro restavano i principali driver di breve periodo, dato che i metalli preziosi privi di cedola competono con i rendimenti obbligazionari corretti per l’inflazione. Il bilancio domanda-offerta continua comunque a indicare un gap strutturale: il deficit previsto è di 46,3 milioni di once quest’anno, che sarebbe il sesto anno consecutivo, e i cali misurati in Perù e Messico totalizzano circa 2,2 milioni di once, con uno sciopero che si protraesse fino a novembre in grado di aggiungere circa un altro milione di once. I dati messicani di agosto, attesi intorno al 21 ottobre, e gli aggiornamenti dei produttori di fine ottobre indicheranno se la debolezza di luglio è stata un episodio isolato o l’inizio di un trend.

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Volatilità dei tassi di breve periodo contro deficit di offerta di lungo periodo

Osserviamo una netta spaccatura tra le pressioni di breve legate ai tassi e l’inasprimento dell’offerta di lungo periodo, che gli operatori sui derivati possono sfruttare nelle prossime settimane. Sebbene l’argento sia sceso di recente del 6% fino a circa 55,41 dollari dopo dati sull’inflazione USA superiori alle attese, i fondamentali del mercato fisico stanno rafforzandosi. Con il rapporto oro/argento vicino a 74 e l’argento che tratta circa il 22,7% sotto la chiusura di fine 2025, le correzioni guidate dai tassi offrono un contesto favorevole per posizionamenti long.

Va tenuto presente che l’argento si avvia al sesto anno consecutivo di deficit strutturali, attualmente stimati in 46,3 milioni di once. La produzione mineraria messicana è diminuita del 4,3% a luglio mentre quella del Perù è calata del 2,4% fino a luglio, sottraendo oltre 2,2 milioni di once al mercato globale. Con lo sciopero in corso alla miniera di San Dimas che rimuove ulteriori 500.000 once ogni mese, la disponibilità fisica si sta contraendo più rapidamente di quanto previsto dai previsori.

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Posizionamento sui derivati e catalizzatori di mercato

Gli operatori sui derivati dovrebbero valutare l’uso di strategie in opzioni, come bull call spread o la vendita di put out-of-the-money, per gestire la volatilità legata ai tassi. Queste strutture aiutano a coprirsi dalle oscillazioni di breve guidate dalle aspettative sui tassi della Federal Reserve, mantenendo al contempo esposizione al potenziale rialzo legato al deficit di offerta. Puntare su scadenze a 60–90 giorni consente di attraversare il “rumore” macro e catturare possibili accelerazioni dei prezzi quando arriveranno i report minerari trimestrali.

Occorre monitorare con attenzione i prossimi catalizzatori, inclusi i nuovi dati di produzione messicani attesi intorno al 21 ottobre e i risultati/aggiornamenti del settore minerario del terzo trimestre a fine mese. Storicamente, deficit di offerta prolungati combinati con improvvise interruzioni in miniera innescano rapidi rally di ricoperture (short covering) nei mercati dei derivati una volta che le pressioni sui tassi si attenuano temporaneamente. Mantenere una leva moderata nelle prossime settimane permetterà di assorbire eventuali spike di breve del dollaro USA restando posizionati per un rimbalzo più ampio guidato dall’offerta.

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