RaboResearch afferma che la concorrenza cinese sta erodendo gli avanzi industriali dell’Eurozona in veicoli, chimica e macchinari, spingendo l’Europa a riformulare la questione come problema di scala industriale, investimenti e leadership tecnologica, più che come semplice deficit bilaterale. Tra il 2016 e il 2025, il saldo commerciale dell’UE con la Cina è peggiorato nei settori chiave: gli avanzi in veicoli e chimica si sono trasformati in deficit, mentre i deficit in macchinari e apparecchiature elettroniche si sono ampliati. Auto prodotte in Cina, pannelli solari, batterie e altri prodotti per il net-zero stanno guadagnando quote di mercato, accentuando le preoccupazioni legate alla sicurezza economica.
Pressioni industriali in aumento e rischi settoriali
Il report segnala una pressione crescente su automotive, chimica, macchinari, tecnologie pulite, aerospazio e biotech, con rischi per l’occupazione qualificata, le reti di fornitori e l’R&S se l’Europa dovesse perdere scala. Evidenzia inoltre costi energetici elevati, pesanti oneri amministrativi e regolamentari e investimenti deboli come fattori di freno interni, mentre la dipendenza potrebbe aumentare anche se gli input cinesi per il clean tech riducono i costi della transizione nel breve periodo.
Risposte di policy e percorso futuro
L’Europa si sta quindi orientando verso un de-risking selettivo, ricorrendo a strumenti di difesa commerciale, diversificazione e “bucketing” per proteggere capacità критiche e gestire — anziché smantellare — l’integrazione, prevedendo investimenti cinesi condizionati nei settori strategici e regole più permissive per i beni non strategici; le recenti intese con Pechino potrebbero agevolare questo cambiamento, ma un equilibrio stabile resta ancora lontano.
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