L’oro ha trascorso due settimane consecutive intrappolato in un intervallo tra 4.050 e 4.200 dollari l’oncia ed è sceso per la terza seduta consecutiva in vista dei dati sull’inflazione USA di settembre. Prezzi elevati del petrolio, rendimenti dei Treasury in aumento e un dollaro forte stanno pesando sul metallo, mentre la domanda degli ETF e i continui acquisti delle banche centrali stanno limitando i ribassi. Invesco ha affermato che i deflussi dagli ETF sull’oro nella prima metà dell’anno sono stati sostituiti da afflussi nel terzo trimestre; ha inoltre aggiunto che le consistenze degli ETF hanno raggiunto i massimi degli ultimi 12 mesi e che settembre è stato il mese più forte dal 2022.
Bank of America ha sostenuto che i flussi degli ETF tendono a seguire l’andamento dei prezzi, avvertendo che una fase di ribasso potrebbe innescare ulteriori rimborsi e intensificare le vendite; prevede un prezzo medio di 4.000 dollari l’oncia nel quarto trimestre. La banca ha anche indicato un ammorbidimento dell’appetito del settore ufficiale: in Kazakistan l’oro rappresenta il 78% delle riserve, ma la banca centrale intende ridurlo al 75% entro fine anno, spostandosi verso Treasury denominati in dollari USA. I mercati hanno ridimensionato le attese da tre rialzi dei tassi Fed nei prossimi 12 mesi e qualsiasi indicazione ricavabile dall’indice CPI statunitense e dalle dichiarazioni di Kevin Warsh a Bangkok potrebbe mettere alla prova se l’oro scenderà sotto 4.000 dollari o supererà 4.200.
Statistiche sul mercato dell’oro e afflussi negli ETF
incentrato su statistiche del mercato dell’oro afflussi negli ETF domanda delle banche centrali world gold council dati statistici baseline
Domanda delle banche centrali e dati del World Gold Council
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