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L’Indice del Dollaro supera 102,50 mentre il petrolio sostiene il biglietto verde, con l’oro pronto a una svendita

by VT Markets
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Oct 14, 2026

L’Indice del Dollaro USA (USD Index) è salito a 102,59 lunedì, ai massimi da aprile 2025 e sopra il “tetto” di 102,50 visto il 5, 7 e 8 ottobre, per poi ripiegare verso 102,35 mentre petrolio e rendimenti ritracciavano. L’oro si è mosso in senso opposto, chiudendo in calo di 25,70 dollari a 4.190,60 e scambiando intorno a 4.210 questa mattina; resta circa 50 dollari sopra la chiusura del 7 ottobre anche se il dollaro è su un nuovo massimo. In giornata, la relazione abituale ha retto: il dollaro ha guadagnato lo 0,37%, insieme a un rialzo del 2% del petrolio, mentre l’oro è sceso dello 0,61%. La divergenza più ampia viene collegata a flussi valutari guidati dal petrolio, con euro e yen che costituiscono il 71% dell’indice; l’euro era intorno a 1,1158 dollari, e secondo quanto riportato i Guardiani della Rivoluzione iraniani avrebbero incendiato una terza superpetroliera in due giorni.

La tenuta dell’oro viene inoltre associata a afflussi in ETF garantiti da oro ai massimi degli ultimi quattro anni e al posizionamento tecnico dopo il completamento di una figura “testa e spalle”, mentre le attese sul Fed Funds sono rimaste più stabili, con le probabilità di un rialzo a dicembre vicino all’85%. Il paragone richiamato è a fine settembre, quando l’USD Index è salito da sotto 99,5 a 101,09 tra il 14 e il 24 settembre mentre l’oro teneva grosso modo tra 4.300 e 4.440 dollari, prima che l’oro scendesse di 152,80 dollari il 28 settembre nonostante il dollaro fosse in rialzo di circa lo 0,1%. L’oro resta sotto 4.251 dollari il 30 settembre e intorno a 4.239 il 2 ottobre, mentre un riferimento su orizzonte più lungo richiama le detenzioni ETF salite a 2.632 tonnellate nel dicembre 2012 e riscatti netti per circa 800 tonnellate nel 2013, in concomitanza con un movimento da circa 1.800 a circa 1.200 dollari.

Posizionamento per un forte sell-off nei metalli preziosi

Dovremmo posizionarci per un brusco sell-off nei metalli preziosi nelle prossime settimane, invece di confidare nell’attuale resilienza del prezzo dell’oro. La rottura al rialzo dell’US Dollar Index sopra 102,50 segnala che un oro in area 4.210 dollari sta semplicemente rinviando la sua eventuale discesa. I trader dovrebbero sfruttare i rimbalzi temporanei per impostare strategie ribassiste su derivati o acquistare opzioni put su oro, argento e titoli minerari.

Ci aspettiamo che il biglietto verde continui il rally verso quota 105, mentre i costi energetici più elevati indeboliscono le principali valute concorrenti. Le statistiche di mercato indicano che le attese sui tassi restano “bloccate”, con le probabilità di un rialzo a dicembre ferme vicino all’85%. Poiché i flussi valutari finiranno per costringere l’oro ad adeguarsi, mantenere posizioni lunghe non coperte presenta un rischio elevato.

Rischi segnalati da argento, minerari e flussi ETF in ottica contrarian

Dobbiamo monitorare argento e titoli minerari, che stanno già segnalando problemi più profondi in arrivo. L’argento ha restituito i recenti rimbalzi, e i minerari sono scesi a una velocità tripla rispetto all’oro fisico nelle ultime sedute, replicando esattamente il comportamento osservato prima del calo intraday di 152 dollari dell’oro a fine settembre. Questa mancata conferma da parte degli asset correlati rafforza nettamente l’adozione di un bias ribassista.

Consideriamo il recente massimo a quattro anni degli afflussi negli ETF sull’oro come un classico segnale contrarian, più che come un motivo per restare long. I dati storici del 2012 mostrano che le detenzioni di oro negli ETF hanno toccato un record di 2.632 tonnellate prima che una liquidazione di 800 tonnellate alimentasse un crollo del 33% fino a 1.200 dollari nel 2013. Quando questi acquirenti “fast-money” via ETF inevitabilmente usciranno con l’affievolirsi dei titoli di giornata, i trader di derivati con esposizione al ribasso hanno le maggiori probabilità di beneficiarne.

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