Un team di economisti statunitensi di una banca d’investimento prevede che il core CPI di settembre rallenti allo 0,20% su base mensile, con il raffreddamento guidato da un indebolimento dei core services e del supercore; il supercore è stimato allo 0,24% dopo aver contribuito al rialzo di agosto. I core services sono visti allo 0,22% m/m, mentre i servizi discrezionali dovrebbero aggiungere tono, con il comparto alloggi in aumento dell’1,4% e i biglietti aerei in crescita del 2,1%. Core goods e shelter sono entrambi attesi in lieve rimbalzo, aumentando i rischi legati ai prezzi dei veicoli e ai beni collegati all’AI, ma lasciando il core CPI tendenziale sostanzialmente invariato al 2,4%.
Sulla metrica preferita, la previsione implica un core PCE allo 0,23% m/m, leggermente sotto l’aumento dello 0,25% di agosto. Nel più lungo periodo, l’inflazione core è vista toccare un minimo al 2,4% prima di chiudere il 2026 al 2,7% a/a, mentre l’headline è attesa al 3,9% a fine 2026 dopo un picco al 4,2% a maggio, con il percorso legato a come si risolverà il conflitto in Medio Oriente. I progressi sul fronte inflazione dovrebbero riprendere entro metà 2027.
Andamento dell’inflazione nel breve e posizionamento di mercato
Stiamo monitorando attentamente i prossimi dati sull’inflazione di settembre, che ci aspettiamo mostrino un core CPI in rallentamento allo 0,20% su base mensile. Ciò manterrebbe l’inflazione core annua stabile al 2,4%, suggerendo che le pressioni sui prezzi si stanno stabilizzando ma non sono state del tutto domate. I trader sui derivati dovrebbero prepararsi a volatilità di breve sui futures sui tassi, mentre il mercato prezza le prossime mosse di politica monetaria della Federal Reserve.
Prevediamo un lieve rimbalzo dei costi dell’abitazione (shelter) e dei prezzi dei veicoli, compensato da un rallentamento dell’inflazione supercore allo 0,24%. I trader possono sfruttare questi movimenti settoriali utilizzando opzioni sugli ETF dei consumi discrezionali e del real estate. È inoltre prudente coprirsi da eventuali impennate improvvise dei costi dei voli e degli alloggi, alla luce degli aumenti mensili previsti del 2,1% e dell’1,4% rispettivamente in queste voci.
Rischio geopolitico, inflazione headline e outlook delle banche centrali
Con le tensioni geopolitiche in Medio Oriente che mantengono volatili i futures sul Brent attorno a 78 dollari al barile, l’inflazione headline resta altamente sensibile agli shock energetici. Stimiamo che l’inflazione headline potrebbe risalire verso il 3,9% entro fine 2026 se queste perturbazioni globali dovessero persistere. Per gestire questo rischio, raccomandiamo di detenere opzioni call long sulle commodity energetiche o posizioni short sui futures sui Treasury per attenuare l’impatto di rendimenti in aumento.
La Federal Reserve è passata a un percorso dei tassi più graduale, con il tasso di riferimento attualmente mirato nell’area del 4,75% dopo gli aggiustamenti di politica monetaria autunnali. Poiché una lettura del core PCE allo 0,23% difficilmente modificherà in modo significativo la traiettoria della banca centrale, le scommesse aggressive su tagli dei tassi dovrebbero essere ridimensionate. Preferiamo invece strategie da нейutrali a ribassiste sui contratti sui tassi a breve nelle prossime settimane, dato che i progressi sull’inflazione restano irregolari fino a metà 2027.
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