Le notizie dell’8 ottobre hanno collocato i ricavi annualizzati di OpenAI vicino ai 50 miliardi di dollari, circa 20 miliardi sotto una precedente stima di 70 miliardi, ma le valutazioni utilizzavano metodologie diverse: alcune includevano una quota maggiore di vendite tramite partner cloud, mentre la stima successiva escludeva la quota dei partner su determinate transazioni. Bloomberg ha poi riferito che OpenAI si aspetta che i ricavi annualizzati raggiungano almeno 70 miliardi di dollari entro fine 2026, trainati dalla clientela enterprise, anche se si tratta ancora di un obiettivo. Il titolo, tuttavia, ha scosso nella giornata i titoli legati all’AI: il Nasdaq ha chiuso in calo dell’1,3% mentre Nvidia ha perso il 2,9%, AMD è scesa del 3,9% e Oracle ha ceduto il 5,5%; l’episodio ha inoltre riportato l’attenzione sulla capacità dei profitti di tenere il passo con i pesanti esborsi per l’AI.
L’intensità di capitale resta elevata. Barclays stima che Microsoft, Alphabet, Amazon e Meta abbiano speso complessivamente 165 miliardi di dollari in capex nel 2° trimestre 2026, contro 88 miliardi un anno prima; successivamente, il gruppo ha generato circa 6,7 miliardi di dollari di free cash flow complessivo. Rendimenti più alti dei Treasury USA aumentano i costi di finanziamento, mentre l’ampiezza di mercato appare più debole: l’ETF S&P 500 equal-weighted è salito dello 0,6% l’8 ottobre ma resta sotto la banda della 20D-EMA (1 deviazione standard), con livelli di riferimento a 214–216 al rialzo e 207 al ribasso. Al contrario, l’S&P 500 viene descritto come ancora orientato verso 7.950–8.000.
Strategie di trading in un contesto incerto
Nel gestire la reazione del mercato alla recente confusione sui ricavi di OpenAI, i trader di derivati dovrebbero prepararsi a volatilità di breve periodo, rispettando al contempo il trend rialzista dominante. L’S&P 500 resta solido dal punto di vista tecnico e punta al livello storico di 8.000, supportato da un chiaro pattern di bull flag. Per il trading di breve, privilegiamo l’utilizzo di opzioni call o spread verticali rialzisti sui principali contratti su indici azionari per intercettare questo slancio ancora in atto.
Tuttavia, va gestita una forte divergenza, poiché l’indice S&P 500 equal-weighted continua a scambiare debolmente sotto la propria media mobile esponenziale a 20 giorni. Questa performance in ritardo suggerisce che il mercato più ampio non riesce a tenere il passo dei colossi dell’AI, creando una interessante opportunità di pair trading. Possiamo sfruttarla acquistando opzioni call su indici a forte componente tecnologica e, al contempo, acquistando opzioni put sull’indice equal-weighted, puntando a un movimento verso il basso in direzione di 207.
Pressioni macroeconomiche e gestione del rischio
Anche i fattori macro meritano attenzione, soprattutto con il rendimento del Treasury USA a 10 anni salito oltre il 4,0% a inizio ottobre, aumentando i costi di indebitamento per le aziende “medie”. Inoltre, la stagione degli utili del 3° trimestre, al via a metà ottobre, costringerà le big tech a mega-cap a giustificare i massicci 165 miliardi di dollari di spesa in conto capitale sostenuti prima quest’anno. Per tradare questi eventi “binari” in arrivo, suggeriamo l’uso di straddle in opzioni per capitalizzare le inevitabili oscillazioni della volatilità implicita.
Se i principali indici dovessero affrontare una correzione più profonda, guarderemo a livelli storici di supporto come la media mobile a 100 settimane per impostare protezioni di lungo periodo. Viceversa, ci aspettiamo che eventuali rimbalzi di breve dell’indice equal-weighted trovino un muro di pressione in vendita tra 214 e 216. Finché il mercato più ampio non dimostrerà il contrario, dovremmo continuare a comprare sui ribassi sui principali indici, mantenendo al contempo un’impostazione altamente difensiva sul resto del mercato.
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