L’inflazione in Thailandia tocca il massimo degli ultimi cinque mesi mentre il differenziale dei rendimenti continua a mettere pressione sul baht

by VT Markets
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Oct 8, 2026

L’indice dei prezzi al consumo (CPI) della Thailandia a settembre è aumentato del 2,8% su base annua, contro il consensus Bloomberg del 3,1% e il 2,5% di agosto: il livello più alto da aprile e vicino al limite superiore della banda obiettivo dell’1–3% della Bank of Thailand. Il Ministero del Commercio ha rivisto al ribasso la previsione d’inflazione per il 2026 a 1,8–2,2% da 1,5–2,5%, con l’inflazione da inizio anno in media intorno all’1,5%. L’accelerazione è stata attribuita all’aumento dei prezzi di energia e alimentari; le pressioni lato offerta dovrebbero persistere fino a fine anno, con i carburanti su livelli elevati per le interruzioni della catena di approvvigionamento energetica e i costi del cibo in rialzo dopo i danni ai raccolti legati alle inondazioni.

Le implicazioni di policy restano limitate: l’inflazione viene descritta come in larga parte trainata dall’offerta, mentre l’inflazione core e le aspettative d’inflazione di medio termine rimangono contenute, a sostegno di un prolungato mantenimento del tasso di riferimento all’1,00%. Sul mercato FX, USD/THB è sceso dello 0,2% a 33,62, favorito da prezzi del petrolio in calo e da un dollaro USA più debole. Nonostante ciò, i rischi al ribasso per il baht sono stati indicati come elevati, poiché lo spread tra il rendimento del Treasury USA decennale e quello del titolo di Stato thailandese decennale si è ampliato a 291 pb, il massimo in un anno, riducendo l’appeal degli asset denominati in THB.

Outlook sul Baht in un contesto di inflazione persistente

Stiamo monitorando da vicino il baht thailandese dopo che i dati d’inflazione di settembre hanno raggiunto il 2,8%, trainati soprattutto dagli elevati costi energetici e dai prezzi alimentari legati alle recenti inondazioni. Nonostante questo picco, è atteso che la Bank of Thailand mantenga invariato il tasso di riferimento all’1,00%, poiché le pressioni dal lato della domanda restano molto deboli. Questa divergenza di politica monetaria è altamente probabile che mantenga la valuta locale sotto pressione nelle prossime settimane.

Rischi legati allo spread dei rendimenti e strategia di trading

Riteniamo significativo il rischio per il baht legato all’ampliamento dello spread dei rendimenti tra Treasury USA decennali e titoli di Stato thailandesi decennali, recentemente arrivato a 291 punti base. Si tratta del divario più ampio osservato in oltre un anno, che di norma dirotta i capitali globali dagli asset thailandesi verso il dollaro USA, a rendimento più elevato. Storicamente, quando questo spread supera i 250 punti base, il baht subisce una pressione ribassista persistente contro le principali valute.

Per i trader di derivati, raccomandiamo un posizionamento in vista di un rimbalzo del cambio USD/THB, recentemente sceso a un minimo temporaneo di 33,62. L’utilizzo di opzioni call di breve periodo su USD/THB o l’assunzione di posizioni lunghe su contratti futures può consentire di catturare il movimento atteso al rialzo, man mano che il baht si indebolisce. Consigliamo inoltre di impostare stop-loss stretti per gestire la potenziale volatilità legata all’imprevedibilità dei prezzi globali dell’energia.

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