Il rendimento del Treasury Usa a 10 anni ha toccato mercoledì il 5,35%, il livello più alto dall’aprile 2002, mentre il titolo a 30 anni si è portato sui massimi da 24 anni. Il Brent è risalito sopra i 100 dollari al barile dopo che l’Iran ha intensificato gli attacchi alle petroliere nello Stretto di Hormuz, alimentando timori inflazionistici che in genere spingono verso l’alto i rendimenti richiesti sulle obbligazioni. I Treasury sono stati inoltre venduti in vista dell’asta di mercoledì da 39 miliardi di dollari di nuovi titoli decennali; il Dipartimento del Tesoro è atteso collocare nuovi bond trentennali giovedì, mentre nello stesso giorno riacquisterà debito più vecchio.
In Europa, i flussi si sono spostati dai titoli francesi ai Bund tedeschi, mantenendo il rendimento del decennale tedesco vicino al 3,5%. Il 10 anni Usa offre quindi oltre 1,8 punti percentuali in più rispetto all’equivalente tedesco, un differenziale che sostiene la domanda di dollari in vista degli acquisti di obbligazioni. L’euro, che pesa per circa il 58% sul Dollar Index, contribuisce a circa tre quarti dell’ascesa dell’indice. Il Dollar Index è salito per tre settimane consecutive dal minimo del 9 settembre in area 98,60, recuperando il calo di martedì intorno a 101,75 dopo essere risalito da sotto 102,00; ha testato due volte 102,50 e si attestava da ultimo vicino a 102,35. La media mobile esponenziale (EMA) a 50 giorni è in area 100,50 ed è in aumento.
Tensioni geopolitiche e strategie per i mercati dell’energia e dei bond
Con il Brent balzato oltre 100 dollari al barile per le tensioni geopolitiche nello Stretto di Hormuz, occorre prepararsi a una pressione rialzista prolungata sui derivati energetici. Poiché circa il 20% del consumo giornaliero mondiale di liquidi petroliferi transita attraverso questo snodo cruciale, ulteriori interruzioni tenderanno verosimilmente a mantenere elevati i prezzi del petrolio e ad alimentare l’inflazione globale. Raccomandiamo ai trader di derivati di concentrarsi su posizioni long sui future Brent o su opzioni call, per sfruttare il premio per il rischio geopolitico.
Il rendimento del 10 anni Usa al 5,35% e la forte offerta di nuovo debito pubblico implicano che i prezzi obbligazionari potrebbero scendere ancora nelle prossime settimane. Storicamente, una pressione da offerta elevata — come le aste multi-miliardarie del Tesoro di questa settimana — spinge i rendimenti al rialzo, poiché gli investitori richiedono uno sconto maggiore. Valutiamo l’apertura di posizioni short sui future sui Treasury oppure l’acquisto di opzioni put su contratti obbligazionari a lunga scadenza per operare su questo trend ribassista dei bond.
Mercati valutari e prospettive di forza del dollaro
L’allargamento a 1,8 punti percentuali dello spread di rendimento tra debito Usa e tedesco è un potente catalizzatore per un dollaro più forte. Poiché l’euro pesa per circa il 58% sul Dollar Index, la fuga di capitali dal debito francese verso i Bund tedeschi, considerati più sicuri, continuerà a penalizzare la moneta unica. Suggeriamo di acquistare future sul Dollar Index o di andare short su contratti sull’euro, mentre il biglietto verde punta a superare in modo deciso la resistenza a 102,50.
La risalita costante del Dollar Index sopra la media mobile a 50 giorni in area 100,50 conferma un solido trend rialzista. I dati storici di mercato mostrano che quando il Dollar Index recupera dai ribassi temporanei e torna sui massimi plurimensili, spesso innesca una fase di momentum prolungata. Consigliamo di impostare stop-loss difensivi appena sotto il livello di supporto a 101,75, mantenendo un posizionamento per ulteriori rialzi negli strumenti derivati denominati in dollari Usa.
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