Il WTI ha restituito parte dei guadagni di lunedì, scambiando intorno a 91,10 dollari al barile durante le ore europee di martedì, dopo che le esportazioni di settembre dei principali produttori mediorientali sono rimbalzate. I dati di Kpler citati da Reuters hanno mostrato che le spedizioni regionali sono salite a 16,328 milioni di barili al giorno, il livello più alto da quando il conflitto si è riacceso tra l’Iran e l’alleanza USA-israeliana a fine febbraio, con Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti a guidare l’aumento grazie a maggior produzione ed export.
Il rischio geopolitico è rimasto al centro dell’attenzione mentre proseguivano i negoziati tra Stati Uniti e Iran, incentrati sull’accesso attraverso lo Stretto di Hormuz e su un possibile alleggerimento delle sanzioni legato ai progressi su un accordo nucleare. Funzionari iraniani hanno dichiarato di non aspettarsi che le ostilità vengano risolte, né che la via d’acqua venga riaperta, prima delle elezioni di midterm USA di novembre, mentre Teheran attendeva una risposta statunitense alla sua ultima proposta e ulteriori colloqui erano in programma per valutare una versione modificata dell’offerta precedente. Scotiabank ha attribuito la recente forza dei prezzi a un rinnovato peggioramento dei colloqui USA-Iran dopo il rifiuto, da parte del presidente Donald Trump, della proposta iniziale dell’Iran.
Strategie di trading in un contesto di rischi geopolitici
Riteniamo che i trader di derivati dovrebbero prepararsi a una volatilità elevata sul WTI nelle prossime settimane, con i prezzi che oscillano in prossimità della soglia dei 91,00 dollari. Sebbene il recente rimbalzo delle esportazioni mediorientali a 16,328 milioni di barili al giorno abbia temporaneamente attenuato le tensioni sull’offerta, i rischi geopolitici sottostanti restano estremamente elevati. Consigliamo di utilizzare strategie in opzioni, come long straddle o bull call spread, per posizionarsi in vista di bruschi movimenti dei prezzi in avvicinamento alle elezioni di midterm USA di novembre.
Stretto di Hormuz e monitoraggio delle scorte
Storicamente, le minacce allo Stretto di Hormuz—attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale—hanno innescato rapidi balzi dei prezzi del greggio pari al 10% o più nell’arco di pochi giorni. Con i negoziati tra USA e Iran in fase di stallo dopo il rigetto delle ultime proposte, una qualunque escalation improvvisa potrebbe spingere rapidamente il WTI verso quota 100 dollari. Consigliamo ai trader di evitare posizioni short consistenti, poiché il rischio di improvvise interruzioni dell’offerta di matrice politica supera di gran lunga l’attuale pressione dovuta all’aumento dell’output di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
I trader dovrebbero inoltre monitorare attentamente i report settimanali sulle scorte dell’EIA, soprattutto considerando che le scorte globali di greggio si sono recentemente posizionate sotto le medie stagionali degli ultimi cinque anni. Se i prossimi report del mercoledì dovessero evidenziare cali inattesi delle scorte a fronte di attriti diplomatici persistenti, il WTI potrebbe trovare supporto immediato e invertire le recenti perdite. Suggeriamo di concentrarsi su opzioni call a breve scadenza per catturare questi rapidi movimenti rialzisti guidati dalle notizie, limitando al contempo l’esposizione complessiva di capitale.
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