I rendimenti obbligazionari sono aumentati bruscamente, innalzando il potenziale di reddito del reddito fisso dopo anni di ritorni contenuti e modificando la costruzione dei portafogli. Il rendimento del Treasury USA a 10 anni è salito oltre il 5% dopo l’ennesima ondata di vendite a livello globale. La Federal Reserve ha alzato il tasso di riferimento per la prima volta in oltre tre anni al 3,75–4,00% e ha mantenuto l’attenzione sull’inflazione, mentre prezzi del petrolio più elevati, crescita resiliente e preoccupazioni sul fabbisogno di finanziamento pubblico hanno aggiunto pressione al rialzo sui costi di indebitamento a più lunga scadenza. Rendimenti di partenza più alti migliorano il carry che gli investitori possono incassare, ma non eliminano il rischio di ulteriori cali dei prezzi, in particolare se l’inflazione persiste o i tassi tornano a salire.
Questo contesto sta rimodellando il modo in cui le obbligazioni possono essere utilizzate lungo diversi orizzonti temporali: titoli di Stato a breve e media duration per stabilità e reddito, credito corporate investment grade per un extra-rendimento a fronte del rischio spread, sovrani a lunga duration per sensibilità ai tagli dei tassi, e strumenti indicizzati all’inflazione come i TIPS per proteggere il potere d’acquisto. Gli ETF obbligazionari offrono accesso diversificato e negoziabilità, ma, a differenza delle singole obbligazioni, in genere non hanno una scadenza finale, lasciando i detentori esposti ai movimenti continui di tassi e spread creditizi. I rischi principali restano rischio di tasso, inflazione, credito, reinvestimento, cambio e liquidità, rendendo scadenza, qualità e obiettivo elementi centrali nelle decisioni di allocazione.
Adeguare le strategie in derivati a rendimenti obbligazionari elevati
Dobbiamo adeguare immediatamente le nostre strategie in derivati per tenere conto della persistente pressione al rialzo sui rendimenti obbligazionari globali. Con il rendimento del Treasury USA a 10 anni che negli ultimi mesi si è mantenuto intorno al 4,3% e la volatilità obbligazionaria globale che resta elevata, i derivati sul reddito fisso a breve scadenza offrono un profilo rischio/rendimento particolarmente interessante. Dovremmo concentrarci sul trading di swap e opzioni su tassi d’interesse a duration breve-intermedia per catturare rendimento proteggendoci al contempo da improvvise svolte più “hawkish” delle banche centrali.
Opportunità su swaption, futures e credit default swap
Vediamo opportunità significative nell’utilizzo di swaption su tassi d’interesse per coprirci da ulteriore volatilità, mentre i rischi inflattivi permangono. I dati storici mostrano che quando aumenta il term premium, gli asset a lunga duration sono quelli che soffrono di più, rendendo la volatilità implicita sulle opzioni nel comparto Treasury particolarmente appetibile per i venditori netti di premio. Strutturando posizioni di bear-flattener tramite futures su Treasury, possiamo capitalizzare sulla persistenza di rendimenti elevati senza esporci direttamente al downside legato a ulteriori cali dei prezzi delle obbligazioni a lunga scadenza.
Inoltre, i credit default swap (CDS) sul debito corporate investment grade dovrebbero essere utilizzati per sfruttare l’allargamento degli spread creditizi. I recenti indicatori economici suggeriscono che i costi di rifinanziamento corporate stanno aumentando, dinamica che storicamente precede un ampliamento degli spread di credito di 15–30 punti base. Raccomandiamo di implementare posizioni tattiche long sugli indici CDS insieme a opzioni call sui tassi a breve duration, per navigare con maggiore sicurezza questo contesto di rendimenti elevati.
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