Il dollaro USA è salito a nuovi massimi di due mesi mentre i rendimenti dei Treasury aumentavano lungo tutta la curva, i mercati prezzavano un ulteriore irrigidimento della Federal Reserve e i dati statunitensi risultavano più solidi del previsto, mentre anche l’incertezza geopolitica restava elevata. Il Dollar Index ha superato 101,00 per la prima volta da fine luglio, dopo rialzi in nove delle ultime 12 sedute che hanno invertito due cali mensili consecutivi. Il movimento ha seguito l’impennata dei rendimenti: il 2 anni si è avvicinato al 5,00% per la prima volta in oltre due anni, mentre il 10 anni ha raggiunto il 5,20%, il livello più alto da giugno 2007, e anche il 30 anni è tornato sopra il 5,20%, valore visto l’ultima volta a inizio giugno 2002.
Le aspettative sui tassi sono rimaste centrali, con i mercati che prezzano circa 36 punti base di ulteriore stretta entro fine anno e privilegiano un aumento di 25 punti base alla riunione del 28 ottobre, dopo il rialzo di 25 punti base attuato dalla Fed la scorsa settimana. I dati di posizionamento della CFTC per la settimana al 15 settembre hanno mostrato un calo delle posizioni nette lunghe a poco meno di 10,6 mila contratti; la variazione a 4 settimane è scesa a circa 8,5 mila. L’open interest è diminuito a circa 43,8 mila, mentre l’esposizione speculativa è scesa al 24,44% dal 30,43%, con il percentile a 44,2 e il percentile della posizione netta a 45,2. La prossima settimana l’attenzione si sposta su JOLTS, ADP, Nonfarm Payrolls e l’indice ISM manifatturiero, oltre agli interventi dei membri della Fed.
Balzo del Dollar Index e cambiamento del posizionamento
Stiamo assistendo al ritorno della supremazia del dollaro USA mentre l’US Dollar Index (DXY) spinge oltre la soglia cruciale di 101,00. Il rally è fortemente sostenuto dall’aumento dei rendimenti dei Treasury, con il decennale in area massimi storici intorno al 5,20% e il biennale in avvicinamento al 5,00%. Per i trader di derivati, ciò implica l’allineamento delle strategie di breve termine a un contesto di rendimenti elevati e dollaro forte.
Tuttavia, non si possono ignorare gli ultimi dati CFTC che mostrano come le posizioni speculative nette lunghe siano scese a poco meno di 10,6 mila contratti. Questa riduzione del posizionamento rialzista suggerisce che l’attuale rally sia guidato dalla liquidazione di posizioni lunghe più che da nuovi acquisti aggressivi. Per gestire questa divergenza, consigliamo l’uso di opzioni come bull call spread sul USD, così da limitare il rischio al ribasso nel caso in cui il trend si invertisse improvvisamente.
Implicazioni operative attorno ai dati chiave e alla politica della Fed
Con dati cruciali sul mercato del lavoro come le aperture di posti JOLTS e i Nonfarm Payrolls in calendario nelle prossime settimane, la volatilità è destinata ad aumentare. Storicamente, le principali pubblicazioni sull’occupazione in fasi di mercato del lavoro teso possono innescare movimenti improvvisi e ampi su cross principali come EUR/USD. Si può considerare l’impiego di strategie in opzioni di tipo long straddle o strangle per beneficiare di questi movimenti bruschi guidati dai dati, indipendentemente dalla direzione finale.
Il recente rimbalzo dei prezzi del petrolio sta inoltre alimentando i timori d’inflazione e rafforzando le aspettative di un ulteriore rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve. Storicamente, gli shock inflazionistici legati all’energia costringono le banche centrali a mantenere i tassi più alti più a lungo, aumentando la pressione sui titoli di Stato. I trader di derivati possono sfruttare questo scenario acquistando opzioni put sui future dei Treasury, scommettendo su un ulteriore aumento dei rendimenti.
Attualmente i mercati prezzano un’elevata probabilità di un altro rialzo dei tassi di 25 punti base alla riunione di ottobre. Questa impostazione “hawkish” rende il carry trade ancora molto attraente, favorendo il biglietto verde contro valute a più basso rendimento. Suggeriamo di concentrarsi su call di breve termine su USD/JPY o su put sull’oro, che tradizionalmente fatica quando i rendimenti obbligazionari restano elevati.
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