La Federal Reserve ha alzato l’intervallo obiettivo di 25 pb il 16 settembre, portandolo al 3,75%-4,00%, e la Bank of Japan ha seguito il 18 settembre con un rialzo di 25 punti base fino all’1,25%, massimo da 31 anni. Nonostante mosse di pari entità, USD/JPY è salito dopo entrambe le decisioni, segnalando debolezza dello yen e la percezione del mercato che i due rialzi avessero implicazioni diverse. La decisione della BoJ è passata con un voto di 7–2, con Toichiro Asada e Ayano Sato contrari, mentre i funzionari non hanno fornito alcuna tempistica per ulteriori strette, lasciando poco chiaro il percorso di normalizzazione.
Al contrario, la guidance della Fed è stata più ferma: 16 dei 18 policymaker prevedono almeno un ulteriore aumento di 25 pb quest’anno, e la stima del tasso a fine 2026 è stata alzata al 4,10% dal 3,80%. Il differenziale dei tassi di policy resta intorno a 250–275 pb, rafforzato dai mercati obbligazionari, dove il rendimento del Treasury USA decennale è circa al 5,17%, un massimo dal 2006, contro circa il 3,08% del decennale giapponese, il livello più alto dal 1996. Dopo che USD/JPY ha superato quota 158, il Giappone ha effettuato un “rate check”, passo associato a un possibile intervento, aumentando l’attenzione sull’area 160 anche in assenza di un livello di innesco formale.
Sfruttare la divergenza di politica monetaria nelle operazioni su USD/JPY
Riteniamo che i trader in derivati dovrebbero sfruttare la persistente divergenza di politica monetaria strutturando un’esposizione lunga su USD/JPY, coprendo con attenzione i rischi di ribasso. Il gap di 250–275 punti base tra il “tetto” al 4,00% della Fed e il tasso all’1,25% della BoJ implica che il carry trade resti altamente remunerativo. Con i rendimenti USA a 10 anni vicino al 5,17% rispetto al 3,08% del Giappone, il momentum macro favorisce nettamente il dollaro.
Tuttavia, va considerata la minaccia imminente di un intervento diretto mentre USD/JPY staziona sopra 158 e si avvicina alla soglia critica di 160. La storia mostra che le autorità giapponesi possono essere molto incisive, avendo impiegato un record di 9,8 trilioni di yen (circa 62 miliardi di dollari) in un’unica tornata di interventi nel 2024 per difendere la valuta. Di conseguenza, affidarsi a semplici posizioni long sullo spot è rischioso, perché un intervento improvviso può azzerare la leva in pochi secondi.
Strategie in derivati e coperture per improvvisi cambi di scenario
Consigliamo di utilizzare risk reversal long oppure di acquistare opzioni call knock-out con barriere posizionate appena sotto 160, per catturare l’ulteriore potenziale rialzista a un premio più contenuto. In alternativa, l’acquisto di opzioni put USD/JPY a breve scadenza offre una copertura a costo relativamente ridotto contro un intervento improvviso del Ministero delle Finanze. Questa impostazione in derivati consente di incassare il carry positivo proteggendo al contempo il capitale da inversioni improvvise, guidate dalla politica.
Nelle prossime settimane, dovremmo monitorare da vicino il premio sulle call JPY di brevissimo termine, che tipicamente aumenta bruscamente quando vengono effettuati rate check. Se la volatilità implicita dovesse salire troppo, la vendita di spread out-of-the-money potrebbe diventare un modo interessante per incassare premio da operatori nervosi. Combinando opzioni selettive long sul dollaro con coperture attive del tail risk, possiamo navigare con successo questo confronto ad alta tensione tra la Fed e la Bank of Japan.
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