EUR/USD è sceso a 1,1378 giovedì, toccando un minimo di due mesi mentre il dollaro USA si manteneva vicino a un massimo di due mesi. Il movimento ha seguito solidi dati macroeconomici statunitensi che hanno alimentato i timori di inflazione e rafforzato le aspettative di un’ulteriore stretta della Federal Reserve. S&P Global ha segnalato che l’attività del settore privato USA è cresciuta a settembre al ritmo più rapido da oltre cinque anni, con servizi e manifatturiero in miglioramento e pressioni sui prezzi in aumento. Esponenti della Fed hanno ribadito il sostegno al rialzo dei tassi della scorsa settimana e hanno evidenziato i rischi legati all’inflazione; i mercati hanno quindi portato la probabilità implicita di un ulteriore aumento in ottobre a circa il 70% dal 55% del giorno precedente. Anche il petrolio ha contribuito alla narrativa inflazionistica: l’incertezza sui colloqui USA-Iran mantiene le quotazioni su livelli elevati.
Sul grafico H4, la coppia ha completato una discesa fino a 1,1369 prima di rimbalzare a 1,1392, delineando una banda di consolidamento tra questi livelli. Resta in vista un allungo verso 1,1396, dopodiché i grafici indicano un possibile arretramento verso 1,1360, con il MACD ancora sotto lo zero e inclinato al ribasso. Sul grafico H1, un nuovo calo a 1,1369 è stato seguito da consolidamento sopra tale livello, e lo Stocastico è sopra 50 e in salita verso 80, coerente con un movimento correttivo di breve periodo verso 1,1396.
Forza del dollaro USA e prospettive di volatilità di mercato
Stiamo osservando un deciso rafforzamento del dollaro USA, che ha spinto l’EUR/USD su un minimo di due mesi a 1,1378 verso la fine di settembre 2026. Questa pressione ribassista è sostenuta da dati economici molto forti, tra cui l’ultimo S&P Global US Composite PMI salito a un massimo pluriennale di 54,6. Con i rischi d’inflazione in aumento, i trader di derivati devono prepararsi a una volatilità più elevata sul mercato valutario nelle prossime settimane.
Raccomandiamo di monitorare attentamente le attese sul tasso dei federal funds, poiché i mercati prezzano ora una probabilità del 70% di un rialzo dei tassi in ottobre. Le quotazioni elevate del Brent, attualmente intorno a 85 dollari al barile a causa delle persistenti tensioni in Medio Oriente, mantengono vive le paure inflazionistiche globali. Per coprirsi rispetto a questo persistente orientamento “hawkish”, dovremmo concentrarci su un posizionamento a favore di un dollaro più forte.
Opportunità di trading e divergenza di politica monetaria
Nel brevissimo termine, ci aspettiamo un rimbalzo correttivo verso la resistenza a 1,1396 prima che il trend ribassista riprenda. I trader di derivati possono sfruttare questa dinamica acquistando opzioni put EUR/USD a breve scadenza in area 1,1396, puntando al successivo supporto a 1,1360. Questa strategia consente di limitare il rischio di ribasso, beneficiando al contempo del più ampio momentum “bearish”.
Storicamente, quando la Fed segnala in modo aggressivo una stretta in vista dell’ultimo trimestre, il Dollar Index tende a guadagnare tra il 2% e il 3% in ottobre. Dovremmo inoltre osservare gli indicatori deboli dell’Eurozona, come il PMI manifatturiero tedesco che resta in contrazione a 43,0, fattore che indebolisce ulteriormente l’euro. Sfruttare l’ampliamento della divergenza di politica monetaria tra Federal Reserve e Banca Centrale Europea resta la nostra strategia a più alta convinzione.
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