In poco più di una settimana, la Banca centrale europea, la Federal Reserve e la Bank of Japan hanno tutte aumentato i tassi d’interesse, mentre la Bank of England li ha lasciati invariati. La BCE ha portato il tasso sui depositi al 2,50% e ha affermato che i maggiori costi energetici potrebbero mantenere l’inflazione al di sopra dell’obiettivo del 2% ben oltre il 2027. Negli Stati Uniti, la Fed ha effettuato un ulteriore rialzo di 25 punti base e ha segnalato un percorso dei tassi ufficiali più ripido, mentre la BoJ ha aumentato i tassi di 25 punti base all’1,25% proseguendo lo smantellamento dell’impostazione ultra-accomodante.
Cambiamenti di politica delle banche centrali e movimenti dei tassi
I segnali di politica monetaria hanno mostrato una convergenza, con le banche centrali concentrate sugli effetti di secondo impatto, in cui gli shock energetici si trasmettono all’inflazione di fondo attraverso salari, comportamenti di prezzo e aspettative. La BoE ha mantenuto i tassi invariati al 3,75%, ma ha previsto prezzi al consumo oltre il 4% all’inizio del 2027 e ha mantenuto un’impostazione hawkish. I funzionari hanno inoltre fatto leva sulla resilienza dell’attività: la BCE ha indicato una domanda più tonica nei consumi, negli investimenti e nei servizi, la Fed ha rivisto al rialzo le proiezioni di crescita e la BoE ha corretto al rialzo le stime di crescita del terzo trimestre. In Giappone, l’inflazione di fondo è stata descritta come prossima all’obiettivo, con il trasferimento degli aumenti salariali ai prezzi e l’aumento delle aspettative d’inflazione a sostegno di un’ulteriore normalizzazione.
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