La rupia si è indebolita contro il dollaro mercoledì, con il cambio USD/INR in lieve rialzo verso 95,72, mentre il biglietto verde si rafforzava sulle aspettative che la Federal Reserve continuerà a stringere la politica monetaria. Il Dollar Index è salito dello 0,17% a circa 100,73, massimo da oltre sette settimane, mentre lo strumento CME FedWatch indicava una probabilità prossima al 90% di almeno un ulteriore rialzo dei tassi entro fine anno. Il petrolio ha aggiunto un ulteriore elemento allo scenario: il contratto MCX sul greggio con scadenza 19 ottobre è sceso dell’1,43% a circa 8.520 rupie, minimo di due settimane, dopo notizie di rinnovati contatti diplomatici tra Stati Uniti e Iran sullo Stretto di Hormuz.
I dati domestici hanno offerto supporto: il PMI composito flash HSBC dell’India per settembre è salito a 56,5 da 54,3. Sui mercati, il cambio si è mantenuto sopra l’EMA a 20 periodi a 95,53, e l’RSI si è attestato a 56; gli operatori hanno monitorato un supporto in area 95,53 e una resistenza intorno al massimo del 17 settembre a 96,10, con il record in area 97,10 oltre tale soglia. Gli indicatori sulla comunicazione della Fed si sono attenuati: il FXS Fed Sentiment Index è sceso di 2,11 punti a 148,39; il punteggio FXS Speechtracker è stato 5,6/10 rispetto a una media storica di 5,7/10.
Raccomandazioni di trading e driver di momentum
Raccomandiamo ai trader su derivati di mantenere nelle prossime settimane un’impostazione prudente ma orientata al rialzo sul cambio USD/INR, con obiettivo il livello di resistenza immediato a 96,10. Con il cambio stabile sopra la propria media mobile esponenziale a 20 periodi a 95,53, il momentum di breve periodo favorisce chiaramente il dollaro USA. Per sfruttare questo trend in modo più difensivo, si può valutare l’utilizzo di bull call spread per intercettare un potenziale movimento verso il massimo storico a 97,10, limitando rigorosamente il rischio al ribasso.
Questo momentum rialzista è fortemente supportato dal CME FedWatch, che segnala una probabilità prossima al 90% di un ulteriore rialzo dei tassi della Fed, mantenendo i rendimenti USA molto attraenti. Storicamente, quando si riduce il differenziale tra i rendimenti obbligazionari USA e quelli indiani, gli investitori di portafoglio esteri tendono a ritirare capitali dai mercati emergenti, esercitando una pressione diretta sulla rupia. Occorrerà monitorare con attenzione i prossimi dati sull’inflazione USA, poiché eventuali sorprese hawkish potrebbero innescare una rottura al rialzo sopra la barriera di 96,10.
Fattori di tenuta interni e strategie in opzioni
Al tempo stesso, va riconosciuta la solidità di alcuni fattori domestici, come il robusto PMI composito dell’India a 56,5 e il calo dei prezzi del greggio, recentemente scesi verso 73 dollari al barile. Costi energetici più bassi riducono sensibilmente il disavanzo commerciale dell’India, poiché il Paese importa storicamente oltre l’80% del proprio fabbisogno di petrolio per sostenere la crescita. Alla luce di questi cuscinetti macro, si può anche valutare la vendita di opzioni put out-of-the-money in area 95,00 per incassare il premio, ipotizzando un rialzo graduale piuttosto che un brusco crollo della rupia.
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