Il mercato dell’oro si inceppa tra l’orientamento “hawkish” della Fed e l’impennata del Dollaro USA
L’oro (XAU/USD) ha rallentato mercoledì dopo il rimbalzo da sotto quota 4.300 dollari, mentre la domanda sostenuta di Dollaro USA ha spinto l’Indice del Dollaro (DXY) ai massimi dal 30 luglio, mettendo pressione sul metallo privo di rendimento. La Federal Reserve ha alzato i tassi nella riunione di settembre per la prima volta in oltre tre anni e ha indicato un ulteriore rialzo entro fine anno, mentre il FedWatch Tool del CME Group prezzava una probabilità del 90% di una stretta a dicembre. Anche il rischio geopolitico ha sostenuto il biglietto verde: Donald Trump ha detto all’Assemblea Generale dell’ONU di trovarsi di fronte a una “grande decisione” sull’Iran, sono entrate in vigore nuove sanzioni USA mirate all’aviazione iraniana e Teheran ha ribadito le condizioni per la riapertura dello Stretto di Hormuz durante i colloqui tra Abbas Araghchi e l’inviato speciale USA Steve Witkoff.
Rendimenti USA più bassi, rimasti sotto i massimi pluriennali mentre il calo del prezzo del petrolio attenuava i timori d’inflazione, hanno mantenuto l’oro nel range settimanale, con i PMI globali flash e gli interventi del FOMC sotto i riflettori insieme a ulteriori titoli di cronaca. Sul piano tecnico, XAU/USD è rimasto ingabbiato sotto la media mobile esponenziale (EMA) a 100 periodi a 4.369 dollari, pur tenendo sopra il ritracciamento del 50,0% del movimento 3.934,91–4.694,41 dollari; l’RSI era a 47,86 e il MACD a -9,80. Il supporto si colloca in area 4.314 dollari, poi 4.225 (61,8%) e 4.097 (78,6%), prima di 3.934, mentre la resistenza è a 4.404 (38,2%), poi 4.515 e intorno a 4.694.
Strategia di trading e outlook tecnico
Con l’oro sotto pressione ribassista in area 4.300 dollari, consigliamo ai trader su derivati di adottare un approccio prudente e difensivo nelle prossime settimane. La notevole salita del metallo dalla media di fine 2024, intorno a 2.600 dollari, è ora sottoposta a un test importante mentre il Dollaro USA recupera terreno. È ragionevole attendersi un aumento della volatilità man mano che il mercato assimila l’improvvisa svolta “hawkish” della Federal Reserve.
Con il FedWatch Tool del CME che indica una probabilità molto elevata (90%) di un ulteriore rialzo dei tassi a dicembre, l’Indice del Dollaro USA (DXY) è balzato oltre la recente resistenza a 104,50. Storicamente, un contesto di tassi in aumento riduce in modo significativo l’attrattiva di asset privi di rendimento come il bullion, il che spiega l’attuale fase di stallo dell’oro. Raccomandiamo di concentrarsi su opzioni put di breve termine o su posizioni short via futures per sfruttare la pressione ribassista alimentata dal dollaro.
Le tensioni geopolitiche legate all’Iran e l’attesissimo incontro di giovedì tra il presidente USA Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping stanno creando un contesto di trading altamente volatile. In passato, i summit commerciali ad alta posta in gioco durante la precedente amministrazione Trump hanno innescato oscillazioni medie del prezzo dell’oro del 2%-3% entro 48 ore dagli annunci. Suggeriamo di utilizzare strategie in opzioni come straddle o strangle per beneficiare di movimenti bruschi in arrivo senza assumere un’unica direzionalità.
Dal punto di vista tecnico, l’oro resta limitato sotto la sua EMA a 100 periodi a 4.369 dollari, mantenendo il nostro bias di breve termine orientato al ribasso. Se i venditori spingessero il prezzo sotto l’immediato livello di ritracciamento di Fibonacci del 50% a 4.314 dollari, ci aspettiamo una discesa rapida verso il successivo supporto principale a 4.225. Al contrario, valuteremmo di ricostruire posizioni long solo in presenza di una chiusura giornaliera decisiva sopra la resistenza a 4.404 dollari.
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