Il dollaro USA ha esteso il rimbalzo di martedì, portando l’US Dollar Index oltre la soglia di 100,00 e su nuovi massimi a due mesi, mentre le attese di un ulteriore inasprimento della Fed hanno sostenuto il movimento; al contrario, un possibile accordo legato al conflitto USA-Iran-Stretto di Hormuz ha attirato scarsa attenzione. L’attenzione di mercoledì 23 settembre si sposta sulle letture preliminari degli indici PMI S&P Global manifatturiero e servizi, insieme alle richieste settimanali di mutui MBA, al report EIA sulle scorte di greggio USA e agli interventi del membro Fed Barr, con rendimenti dei Treasury statunitensi contrastati lungo la curva.
L’euro ha proseguito la discesa, spingendo EUR/USD su nuovi minimi di diverse settimane in area 1,1430 in vista dei flash PMI S&P Global di settembre e dei discorsi dei membri BCE Vujcic e Lane. La sterlina è scesa verso 1,3320, livello di fine luglio, con il Regno Unito in attesa dello stesso set di PMI. USD/JPY è salito per la terza seduta consecutiva sopra 157,00, con i PMI avanzati S&P Global del Giappone attesi per il 24 settembre, mentre AUD/USD è sceso sotto 0,7100 ai minimi di tre giorni, in attesa dei PMI preliminari australiani. Tra le materie prime, il WTI front-month ha ceduto sotto 90,00 dollari al barile ai minimi di tre settimane sulle speranze di una riapertura dello Stretto di Hormuz, mentre l’oro è salito marginalmente ma è rimasto sotto 4.400 dollari l’oncia troy.
Strategie di trading su dollaro USA, principali europee e yen
Riteniamo che i trader in derivati dovrebbero posizionarsi per una prosecuzione della forza del dollaro USA nelle prossime settimane, con l’US Dollar Index (DXY) che supera la soglia di 100,00. Il rally è supportato da fondamentali solidi, tra cui una crescita del PIL USA resiliente al 2,5% e un tasso di disoccupazione stabile al 4,2%, elementi che mantengono elevate le aspettative di una Fed orientata a toni più restrittivi. Consigliamo l’acquisto di opzioni call di breve periodo sul DXY o la strutturazione di operazioni long incentrate sul USD per cogliere questo slancio rialzista.
Con EUR/USD in scivolamento verso 1,1430 e GBP/USD in arretramento sui minimi di fine luglio in area 1,3320, suggeriamo ai trader di costruire esposizioni ribassiste sulle principali valute europee. L’uso di opzioni put sull’euro con strike in area 1,1350 consente di coprirsi contro flash PMI più deboli del previsto nell’Eurozona. Per la sterlina, gli spread ribassisti put (bear put spread) a breve scadenza sono particolarmente efficaci in questa fase per sfruttare l’ampliamento della divergenza di politica monetaria tra Federal Reserve e Bank of England.
Con USD/JPY che rompe sopra 157,00, vediamo un’opportunità interessante per utilizzare opzioni call knock-out per catturare l’upside proteggendosi al contempo da improvvisi interventi della Bank of Japan. I dati storici mostrano che la BoJ tende a tollerare movimenti rapidi fino a un certo punto, ma l’aumento della volatilità in prossimità di 160,00 rende essenziali barriere strutturate. Mantenere una posizione long su USD/JPY attraverso profili di rischio “capped” permette di beneficiare del differenziale dei rendimenti senza assumere un tail risk potenzialmente catastrofico.
Opportunità sui derivati in energia e oro
Nel comparto energetico, la discesa del WTI front-month sotto 90,00 dollari al barile segnala un cambiamento rilevante, soprattutto mentre le speranze di un accordo per sbloccare lo Stretto di Hormuz attenuano i timori di offerta. Proponiamo di sfruttare questa tendenza ribassista acquistando opzioni put sul WTI o impostando bear call spread. I recenti dati sulle scorte, che hanno mostrato un incremento a sorpresa delle giacenze di greggio USA di oltre 2 milioni di barili, rafforzano ulteriormente questa visione negativa per le prossime settimane.
Anche se l’oro sta tenendo appena sotto la soglia di 4.400 dollari l’oncia, la combinazione di dollaro più forte e rendimenti dei Treasury contrastati suggerisce l’arrivo di una fase di consolidamento. Raccomandiamo l’implementazione di iron condor o strategie opzionali “range-bound” per incassare premio mentre il metallo assorbe i robusti guadagni da inizio anno. Storicamente, l’oro tende a muoversi lateralmente durante le fasi di intensa speculazione sui tassi della Fed, rendendo in questo momento particolarmente attraenti le strategie di vendita di premio.
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