Il dollaro USA ha iniziato la settimana più tonico, mentre i mercati incorporavano nelle quotazioni un ulteriore irrigidimento della Federal Reserve. Il Dollar Index (DXY) guadagnava lo 0,15% a circa 100,37, mentre il CME FedWatch indicava una probabilità di quasi l’88% di almeno un ulteriore rialzo dei tassi entro fine anno. La revisione delle attese ha fatto seguito alla decisione della scorsa settimana di aumentare i tassi di 25 punti base in un intervallo 3,75%-4,00% e di segnalare ulteriori interventi, mentre termina il periodo di “blackout” della Fed e il presidente della Fed di Chicago, Austan Goolsbee, è atteso intervenire a Londra.
Il presidente della Fed di Minneapolis, Neel Kashkari, ha ribadito che l’inflazione elevata resta una preoccupazione centrale per la politica monetaria. Le sue dichiarazioni hanno ottenuto un punteggio di 6,2 sullo Speechtracker di FXS rispetto a una media storica di 6,3, e l’FXS Fed Sentiment Index è sceso di 1,47 punti a 150,61, rimanendo comunque sopra la soglia neutrale di 100. Altrove, l’attenzione si sposta su una riunione dell’Assemblea Generale ONU a New York al via lunedì 21 settembre, con la partecipazione del presidente statunitense Donald Trump e di leader del Golfo. Sul piano tecnico, il DXY scambiava a 100,35, sopra la EMA a 20 giorni di 99,63, con RSI a 63,15; il massimo della scorsa settimana si colloca in area 100,55.
Posizionamento per un dollaro USA più forte
Con il Dollar Index (DXY) attualmente in area 100,35, riteniamo che i trader sui derivati debbano posizionarsi per una prosecuzione della forza del biglietto verde nelle prossime settimane. Poiché l’indice ha superato in modo netto la media mobile esponenziale (EMA) a 20 giorni a 99,63, l’assunzione di posizioni long su future legati al USD è una strategia pienamente praticabile. Storicamente, quando il DXY consolida una rottura al rialzo oltre questa EMA con un RSI intorno a 63, spesso registra un ulteriore rialzo dell’1,2%-1,5% prima di mostrare segnali di esaurimento.
Considerato che lo strumento CME FedWatch indica una probabilità dell’88% di un altro rialzo, è opportuno anche coprirsi dal rischio di rendimenti in aumento. I trader sui derivati possono acquistare opzioni put su future del Treasury oppure entrare in payer swap per sfruttare questa dinamica “hawkish”. Queste mosse trovano supporto nel Fed Sentiment Index ancora elevato a 150,61, che storicamente segnala una politica monetaria restrittiva destinata a perdurare.
Strategie su opzioni e volatilità
Con il Relative Strength Index (RSI) a 63,15, il mercato sta accumulando momentum ma non è ancora in ipercomprato. Raccomandiamo l’acquisto di opzioni call sul dollaro contro euro e sterlina, puntando a un superamento del recente massimo a 100,55. Tuttavia, è necessario impostare stop-loss rigorosi appena sotto il livello di supporto a 99,63 per mitigare i rischi in caso di improvvisa inversione del trend.
Infine, l’Assemblea Generale ONU al via oggi a New York potrebbe innescare volatilità di breve periodo. È possibile sfruttare questa incertezza negoziando straddle long sulle principali coppie valutarie per beneficiare di movimenti repentini e marcati dei prezzi. In questo modo si possono catturare profitti dalla volatilità indipendentemente dal fatto che il dollaro si muova al rialzo o al ribasso durante questi colloqui diplomatici di alto profilo.
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