La rupia indiana ha aperto in rafforzamento contro il dollaro USA, spingendo l’USD/INR in calo verso quota 95,75 mentre i prezzi del petrolio correggevano. Nelle prime contrattazioni, il contratto MCX Crude Oil con scadenza 21 settembre è sceso del 2,7% a 9.400 rupie, sostenendo le valute delle economie importatrici di petrolio. Il greggio è sotto pressione da oltre una settimana per le attese di un miglioramento dell’offerta, tra sviluppi sui rischi per le spedizioni nel Golfo e notizie secondo cui l’Arabia Saudita starebbe ripristinando l’oleodotto East–West verso metà della capacità.
L’attenzione si è spostata anche sull’Assemblea Generale dell’ONU, dove il presidente USA Donald Trump ha dichiarato che incontrerà leader dei Paesi del Golfo e figure di alto livello iraniane, con la sicurezza dell’offerta energetica destinata a essere al centro dei colloqui. In India, l’inflazione di agosto è salita al 4,8% su base annua, rispetto al 4,5% precedente rivisto, mentre un’altra previsione indicava il 4,9%. Sul grafico, l’USD/INR è rimasto sopra la propria EMA a 20 giorni a 95,48 e l’RSI si è attestato in area 60,00; resistenza a 96,10, con la zona dell’EMA come supporto di breve periodo se l’RSI resta sopra 50.
Strategie di trading in un contesto di forza di breve della rupia
Suggeriamo ai trader di derivati di sfruttare la debolezza di breve nel cross USD/INR utilizzando opzioni put sul mese più vicino mentre la coppia scivola verso 95,75. Questa forza temporanea della rupia indiana è trainata in larga misura dalla correzione dei prezzi del greggio, con il contratto MCX Crude in calo del 2,7% a 9.400 rupie. Poiché l’India dipende dalle importazioni per oltre l’85% del proprio fabbisogno di petrolio, la flessione dei costi energetici offre un sostegno immediato alla valuta domestica.
Nonostante la forza di breve della rupia, sconsigliamo di mantenere troppo a lungo posizioni short su USD/INR perché l’impostazione tecnica di fondo resta rialzista. La coppia scambia ancora comodamente sopra la media mobile esponenziale a 20 giorni a 95,48, mentre l’Indice di forza relativa (RSI) resta costruttivo in area 60,00. I trader possono valutare l’accumulo di opzioni call long o strategie bull call spread in caso di arretramenti verso la zona di supporto a 95,48, puntando a un rimbalzo verso 96,10.
Impatto di inflazione, politica monetaria e sviluppi sull’offerta energetica
Il nostro approccio prudente è supportato anche dall’aumento dell’inflazione domestica, attestatasi a un solido 4,8% in agosto e tale da mantenere sul tavolo un rialzo dei tassi di 50 punti base in ottobre. Storicamente, un’inflazione elevata e il rafforzamento delle condizioni finanziarie globali tendono a pesare sulle valute dei mercati emergenti come la rupia nel medio termine. Raccomandiamo l’acquisto di straddle out-of-the-money sui contratti USD/INR di ottobre per beneficiare dell’atteso aumento della volatilità in vista della riunione di politica monetaria.
Sul fronte delle materie prime, vediamo ulteriore spazio per posizionamenti ribassisti nei derivati sul petrolio mentre l’Arabia Saudita ripristina la capacità del proprio oleodotto e prendono avvio i colloqui diplomatici all’ONU. Storicamente, fasi analoghe di alleviamento dell’offerta hanno portato a cali plurisetttimanali dei mercati energetici, rendendo ancora molto appetibili posizioni short sui future MCX del greggio. Occorre monitorare attentamente questi sviluppi geopolitici, poiché un ribasso prolungato del petrolio continuerà a contenere il potenziale rialzista immediato dell’USD/INR.
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