Impennata dei prezzi delle commodity tra energia e agricoltura
I mercati delle commodity hanno ricalibrato bruscamente i prezzi dai minimi del 2026, mentre la disponibilità fisica si restringe in energia e agricoltura. Il gas naturale europeo segna +204%, mentre il gasolio da riscaldamento è salito del 149% e il diesel del 136%; la benzina è più che raddoppiata, il jet fuel ha guadagnato il 98% e il greggio WTI e Brent sono avanzati rispettivamente dell’85% e dell’82%. Tra soft commodity e cereali, il cacao è circa raddoppiato, mentre il riso è in rialzo del 66% e il grano del 45%; il cotone aggiunge il 41%, lo zucchero il 35% e il mais il 32%. La soia è in aumento di oltre il 20% e il caffè Arabica è balzato del 71% quest’anno, con rame, stagno e alluminio anch’essi in crescita.
Effetti a valle e tensioni sull’offerta
Le tensioni sull’offerta si stanno trasferendo ai mercati a valle e alla logistica. Il Brent resta sopra i 100 dollari dopo i prolungati disordini in Medio Oriente e i danni alla capacità di raffinazione russa hanno irrigidito il mercato dei carburanti; negli Stati Uniti il diesel è salito oltre 6 dollari al gallone, con scorte di distillati circa il 13% sotto la media stagionale degli ultimi cinque anni, mentre alcuni distributori in California hanno mostrato 9,999 dollari durante temporanei esaurimenti. Le tariffe delle VLCC hanno raggiunto massimi record e il Breakwave Tanker Shipping ETF è in rialzo di oltre il 6.200% in circa 15 mesi. Saudi Aramco ha cercato diesel nel Mediterraneo e benzina in Europa, mentre i sei maggiori produttori di minerale di ferro hanno esaurito 11,1 miliardi di tonnellate di riserve vendibili tra il 2016 e il 2025; Costco ha limitato gli acquisti dell’olio motore Kirkland e i governi del G7 hanno assunto l’impegno di aumentare la capacità domestica di stoccaggio di minerali critici.
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