Il dollaro statunitense è avanzato dopo che la Federal Reserve ha varato il primo rialzo dei tassi dal 2023 con una decisione unanime, citando un’inflazione elevata, rischi al rialzo e una domanda resiliente. I funzionari hanno alzato le previsioni per PIL e inflazione del 2026 e il dot plot ha indicato un ulteriore rialzo entro fine anno; mentre la mediana per il 2027 non implica ulteriori aumenti, otto membri hanno sostenuto un intervento aggiuntivo il prossimo anno e uno ha ritenuto che due potrebbero essere giustificati. I mercati hanno prezzato una probabilità del 50% di una stretta di follow-up in ottobre e hanno già scontato integralmente un rialzo in dicembre, mentre per il 2027 sono quasi pienamente prezzati due aumenti da 25 punti base. La prossima settimana sono attesi gli interventi di Austan Goolsbee lunedì, di Philip Jefferson e John Williams martedì, oltre ai PMI flash S&P di mercoledì e all’aggiornamento del GDPNow della Fed di Atlanta per il terzo trimestre in arrivo venerdì.
Aggiornamenti di politica monetaria di BCE e Bank of England
In Europa, i PMI flash di mercoledì per Area euro e Regno Unito seguono le decisioni di politica monetaria in cui la BCE ha alzato i tassi di 25 pb il 10 settembre e la BoE ha lasciato i tassi invariati con un voto 6-3, con tre membri favorevoli a un aumento di 25 pb; i mercati dell’Area euro indicano altri tre rialzi da 25 pb entro fine 2026. Giovedì decide la SNB, con l’inflazione di agosto allo 0,8% annuo, all’interno del range 0–2%, e una politica attesa ferma allo 0,0%, mentre un rialzo di 25 pb a marzo è già interamente prezzato. Restano inoltre sotto osservazione il report sull’occupazione in Australia e l’incontro Trump–Xi di giovedì, incentrato su commercio, dazi, terre rare e IA.
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