La Bank of Japan ha alzato il tasso di policy a breve di 25 pb portandolo all’1,25% dall’1,00% al termine della revisione di due giorni, con una decisione adottata con voto 7-2 e il dissenso di Asada e Sato. La scelta era in linea con le attese di mercato. La BoJ ha affermato che l’economia giapponese sta recuperando moderatamente e dovrebbe continuare a crescere a un ritmo moderato, mentre le condizioni finanziarie restano accomodanti e lo rimarranno anche dopo la modifica. Il CPI è in aumento in un intervallo 1,5–2,0%, le aspettative d’inflazione stanno salendo moderatamente e l’inflazione di fondo si avvicina al 2%, con l’inflazione all’ingrosso ancora elevata poiché petrolio, FX e domanda legata all’AI alimentano i prezzi business-to-business e, sempre più, quelli al consumo.
L’orientamento di policy ha mantenuto un bias restrittivo: la BoJ ha detto che continuerà ad alzare i tassi in risposta agli sviluppi macro e dei prezzi e alle condizioni finanziarie, valutando tempistica e ritmo rispetto allo scenario di base e ai rischi. L’inflazione di fondo è stata stimata in accelerazione graduale e in raggiungimento di un livello coerente con il target del 2% dalla seconda metà del FY2026 fino al FY2027, anche se la banca ha messo in guardia da eventuali overshoot. Ha inoltre indicato la situazione in Medio Oriente, i movimenti dello yen e la domanda trainata dall’AI come variabili chiave. Dopo l’annuncio, USD/JPY era in rialzo dello 0,49% a 156,73.
Implicazioni per lo yen giapponese e per i trader di derivati
Dopo la decisione della Bank of Japan di alzare il tasso di riferimento all’1,25%, riteniamo che i trader di derivati debbano prepararsi a uno yen più forte nelle prossime settimane. Sebbene oggi USD/JPY sia inizialmente salito a 156,73, l’impostazione hawkish della banca centrale, focalizzata su inflazione e crescita salariale, suggerisce che questo movimento rialzista sarà di breve durata. Raccomandiamo di utilizzare questi spike di breve per costruire posizioni ribassiste su USD/JPY.
Dal punto di vista tecnico, USD/JPY resta intrappolato in una figura ribassista di Head & Shoulders, con una resistenza chiave che si consolida in area 156,76. Se il cross dovesse tornare sotto la neckline a 155,20, si aprirebbe spazio per una discesa rapida verso i minimi del 2026 a 152,00 e, successivamente, verso il target a 146,60. Per sfruttare lo scenario, privilegiamo l’acquisto di put su USD/JPY o l’utilizzo di bear put spread per limitare il rischio mantenendo esposizione al ribasso.
Dinamiche di mercato, contesto macroeconomico e raccomandazioni strategiche
Il contesto macro supporta in modo significativo questa view ribassista su USD/JPY, in particolare con il Brent sopra i 100 dollari al barile per via delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Storicamente, costi energetici elevati si trasferiscono rapidamente sui prezzi all’ingrosso e al consumo in Giappone, che a luglio hanno toccato l’1,9%. Queste pressioni sui prezzi, persistenti, potrebbero spingere la BoJ a irrigidire la policy più rapidamente di quanto oggi il mercato stimi, rafforzando ulteriormente lo yen.
Anche i dati di posizionamento indicano un cambio di regime, con i grandi speculatori passati di recente a posizioni nette lunghe in JPY per la prima volta da febbraio. Questo forte smontaggio del classico carry trade sullo yen è supportato dalla riduzione del differenziale di tasso tra Federal Reserve e BoJ. Suggeriamo ai trader di monitorare la volatilità implicita sulle opzioni JPY, che resta elevata, e di utilizzare strategie di delta-hedging per gestire oscillazioni improvvise.
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