Il dollaro statunitense ha mantenuto gran parte del rialzo post-FOMC dopo che la Federal Reserve ha aumentato il tasso sui fed funds di 25 pb e ha segnalato ulteriori strette. Le proiezioni della Fed indicano una disinflazione graduale, con il core CPI su base annua che raggiungerebbe l’obiettivo del 2% solo nel 2029, mentre il tasso di lungo periodo è stato rivisto al rialzo; tuttavia, i mercati si erano già posizionati verso un esito più “hawkish”.
Il dot plot mediano indica il 4,125% sia per il 2026 sia per il 2027, implicando un ulteriore rialzo, quindi nessun taglio fino al 2028 quando scenderebbe di 25 pb, seguito da un’ulteriore flessione di 25 pb nel 2029 a 3,625%. I rendimenti dei Treasury USA si erano mossi in precedenza, con guadagni maggiori il 10 settembre rispetto a quelli successivi alla riunione, e la curva OIS prezzava già più di due rialzi rispetto a quanto implicato dal dot mediano 2026. Altrove, le attese di una politica più restrittiva includono due ulteriori mosse della BCE fino al 3,00% e altri due rialzi della BoE, mentre per la BoJ ci si attende un’accelerazione del ciclo di tightening; nel G10, soltanto la SNB non è prezzata per un rialzo entro fine anno. Gli spread swap sul tratto front-end a 2 anni indicano una domanda aggiuntiva limitata di dollari, fatta eccezione per USD/JPY.
Margini di rialzo limitati per il dollaro USA
Consigliamo ai trader su derivati di evitare di inseguire il rally del dollaro USA post-FOMC, poiché lo spazio per ulteriori rialzi appare fortemente ristretto. Sebbene il recente rialzo di 25 punti base della Federal Reserve e il tono “hawkish” abbiano inizialmente sostenuto il biglietto verde, questa stretta era già ampiamente prezzata nel mercato degli swap. Di fatto, i futures sul Secured Overnight Financing Rate (SOFR) riflettono già un tasso terminale intorno al 4,25% per questo ciclo, lasciando pochissimo margine a sorprese al rialzo.
Riteniamo invece opportuno guardare ad altre principali valute, dove le banche centrali stanno recuperando terreno con i propri rialzi dei tassi. Per esempio, ci attendiamo che la Banca Centrale Europea porti il tasso sui depositi al 3,00% con altri due rialzi, mentre anche la Bank of England è orientata a un ulteriore irrigidimento. Questo restringimento del differenziale dei tassi implica che euro e sterlina troveranno probabilmente un solido supporto contro il dollaro nelle prossime settimane.
Opportunità nelle strategie sullo spread dei rendimenti
Per sfruttare questo contesto, raccomandiamo di concentrarsi su coppie valutarie con spread dei rendimenti in restringimento, piuttosto che acquistare dollari USA in modo generalizzato. Lo spread di rendimento a 2 anni tra USA e Germania si è già compresso a circa 165 punti base, in calo da oltre 200 punti base a inizio anno, un livello che storicamente limita la forza dell’USD. Operare su opzioni call sull’euro o impostare posizioni lunghe EUR/USD su correzioni di breve periodo appare una strategia altamente praticabile.
La chiara eccezione alla nostra view neutrale sul dollaro è USD/JPY, dove il differenziale dei tassi resta sufficientemente ampio da supportare ulteriori guadagni del dollaro. Anche se la Bank of Japan dovesse portare quest’anno il tasso di riferimento verso lo 0,75%, il rendimento del Treasury USA a 10 anni mantiene ancora un enorme premio di 300 punti base rispetto agli equivalenti giapponesi. I trader su derivati possono sfruttare questo scenario utilizzando opzioni call su USD/JPY per catturare un graduale potenziale di rialzo, coprendosi al contempo dal rischio di improvvisi interventi della banca centrale.
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