Il WTI è sceso per il secondo giorno consecutivo giovedì, scambiando appena sotto i 97 dollari dopo aver toccato all’inizio della settimana massimi di quattro mesi sopra i 102 dollari e avvicinandosi alla parte bassa del range settimanale in area 96 dollari. Le notizie secondo cui l’Arabia Saudita avrebbe individuato una rotta di esportazione alternativa attraverso l’Oman per servire gli acquirenti asiatici hanno attenuato i timori di interruzioni dell’offerta in seguito agli attacchi all’oleodotto East-West, che trasporta greggio verso il porto sul Mar Rosso di Yanbu, offrendo un percorso che aggira lo Stretto di Hormuz, attualmente bloccato. Le autorità saudite hanno dichiarato mercoledì di puntare a ripristinare l’operatività della linea al 40% della capacità entro pochi giorni e di prevedere il pieno ritorno alla normalità entro sei settimane.
Dati sulle scorte USA e dinamiche di mercato
Negli Stati Uniti, anche i dati sulle scorte hanno indicato un irrigidimento dell’offerta inferiore a quanto prezzato dai mercati. L’EIA ha riportato che le scorte di greggio sono diminuite di 640 mila barili la scorsa settimana, a fronte di un calo atteso di 1,6 milioni, mentre le scorte di benzina e di distillati sono aumentate su base settimanale. Separatamente, l’incertezza di fondo legata alle tensioni tra Stati Uniti e Iran ha contribuito a evitare un ulteriore arretramento dei prezzi ben al di sotto dell’area dei 100 dollari. Il WTI resta il greggio di riferimento negli USA, negoziato in dollari e generalmente considerato “light” e “sweet”, mentre gli equilibri sono influenzati dalle dinamiche di domanda e offerta, dai report settimanali di API ed EIA e dalle decisioni sulle quote OPEC, incluse quelle nell’ambito del framework OPEC+ composto da 12 membri più dieci partner.
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